Gioco
«In futuro meglio abolire i carri piccoli»
La proposta della commissione bozzetti: «Ora scimmiottano solo i carri grandi»
di ALESSANDRO VOLPE *
Se le conclusioni a cui arriva Adolfo Lippi nell'articolo apparso sul Tirreno del 22 marzo sono in parte condivisibili, mi sembra che gli argomenti trattati per descrivere ciò che rappresenta un carro allegorico siano limitati al solo profilo della carta a ricalco e i paradigmi utilizzati siano indirizzati per lo più ad uno strettissimo pubblico d'intellettuali e di critici d'arte. Non so chi, infatti, tra quel «pubblico che continua a miracolare Viareggio», possa collegare con cognizione di causa gli aspetti deteriori (?) dell'arte contemporanea che sembrerebbero avere origine, secondo Lippi, dalla ruota di bicicletta di Duchamp, dai pupazzi in plastica di Jeff Koons, dalle opere di Cattelan, dai cadaveri degli animali conservati nella formaldeide di Damien Hirts. In sostanza per Lippi meglio sarebbe se i soggetti dei carri generassero un baccanale propiziatorio di frenesie erotiche, concupiscente, dionisiaco, con temi meno cervellotici, meno arzigogolati e meno moralisti; temi più modesti, alla portata del livello cognitivo del popolo, più prosaico e portato alla baldoria, ad orgie sfrenate di sesso e abbondanti libagioni. Mi chiedo: se il Carnevale di Viareggio fosse incentrato soltanto su questi temi, avremmo mai visto sfilare sui viali a mare carri come . Non si può fermare il tempo di Arnaldo Galli, o I Migranti di Alessandro Avanzini, dove si parlava soltanto di sublime poesia?
Secondo me i mattatori culturali citati da Lippi e additati da Jean Clair nel suo libro critico "L'Inverno della cultura", fanno più proseliti tra gli intellettuali, i critici d'arte e gli addetti ai lavori in generale che non tra il popolo che assiste alle sfilate dei carri del Carnevale di Viareggio, certamente meno informato sull'evoluzione dell'arte contemporanea, ma più schietto nell'esprimersi. Le costruzioni allegoriche pur avendo molti punti in comune con la pittura e la scultura, sono una altra forma d'arte, diversa e di breve durata, ma non per questo "figlie di un Dio minore" rispetto a quelle "convenzionali", avvicinandosi anche alle rappresentazioni teatrali. Finita l'edizione esse non potranno mai più avere l'espressività e lo straordinario effetto scenografico che conferisce loro la sfilata sui viali a mare. Alla fine del Carnevale esse muoiono e nessun modello, ancorché riprodotto fedelmente e conservato in un museo, potrà ridare vita a quella che, se pur effimera, è stata un opera d'arte.
Il progetto di un carro del Carnevale coinvolge numerosi fattori, l'ambiente in cui si muove, la musica, i movimenti, la struttura, la modellazione, i colori, la composizione architettonica delle maschere sul carro, i costumi dei figuranti, il pubblico e tutti concorrono alla riuscita dell'opera raggiungendo, talvolta, livelli altissimi. E' un'originalissima espressione artistica che compendia e coinvolge anche tradizioni popolari, turismo, economia, rispecchiando l'anima anarcoide dei suoi abitanti. E forse proprio queste numerose sfaccettature del Carnevale hanno sminuito il valore artistico delle opere in concorso. Circostanza, quest'ultima, che trasparve anche dalle parole di Alfredo Morescalchi, uno dei padri fondatori del Carnevale di Viareggio. In vecchiaia mise a nudo il suo pensiero e confessò con adombrata amarezza che il Carnevale gli aveva preso il tempo migliore e che la distruzione delle mascherate alla fine della manifestazione gli procurava tanta tristezza per la sensazione d'aver lavorato inutilmente. «Un lavoro che, anche se non ho mai voluto confessarlo apertamente, nemmeno a me stesso, io facevo con serietà e una passione autentiche. Era come se due persone si muovessero in me. Una guardava con un certo distacco quel lavoro all'apparenza poco serio, l'altra si appassionava quasi come un innamorato... Alla fine della mia esperienza di scultore umoristico, mi sono ricreduto assai sull'idea primitiva che fosse in sott'ordine rispetto alla scultura seria. Penso che questa potrebbe assurgere a livelli d'arte non ancora mai raggiunti e originali. Si possono dire cose serie anche usando toni scherzosi. Il segreto sta nel dirlo bene, nel dargli una carica poetica che, come tutti sappiamo assai bene, può applicarsi a qualsiasi esperienza d'arte».
La gente d'animo sensibile nella valutazione di un'opera d'arte non ha bisogno di essere indirizzata dai critici, il più delle volte convinti che l'arte stessa sia un privilegio appannaggio di poche menti illuminate senza accorgersi che spesso si lasciano condizionare, più o meno consapevolmente, dal mercato e dalla spietata invadenza dei trend di costume. Il popolo, quanto meno, su un'opera d'arte darà un giudizio meno inquinato da substrati intellettuali e, dunque, più vero. Un carro se è migliore degli altri lo si vede fin dal primo corso e nessuna alchimia, o rimedio dell'ultim'ora, potrà cambiare l'idea che la gente s'è fatta fin dal primo corso, anche se si scopre che è stato realizzato in gran parte con il polistirolo, o con altro materiale diverso dalla cartapesta.
In proposito la commissione bozzetti a cui fu richiesto un parere sulle quantità utilizzate di polistirolo da valutare secondo i disposti dall'articolo 3 del Regolamento del Bando di Concorso, ha rilevato preliminarmente «come tale prescrizione, essendo riferita soltanto alla percentuale di cartapesta, o carta a calco, adoperata nella volumetria della costruzione senza fare riferimento ai metodi tradizionali con i quali si arriva alla produzione dei mascheroni allegorici, sia formulata in termini assai generici» ed ha dato, motivandola, una sua interpretazione consentendo l'uso del polistirolo nei carri di prima e seconda categoria «purché il materiale sia modellato in diretta e non da macchine utensili computerizzate utilizzanti files dwg scaricati da siti facilmente rintracciabili su internet, o da copiature in scala maggiore di oggetti esistenti… cioè quando il polistirolo è scolpito manualmente dal costruttore con seghe, segacci, lame, frullini, raspe, spazzole con fili di metallo ed, in genere, con utensili in parte propri della scultura tradizionale su legno e marmo…», sottolineando, infine, il problema dell'ecososteniblità della lavorazione di questo materiale.
La commissione ha suggerito anche «al fine di tutelare la tecnica che porta alla realizzazione di maschere in cartapesta, o in carta a calco», che si sarebbe dovuto imporre «l'uso della tecnica tradizionale nelle categorie inferiori delle maschere isolate, mascherate di gruppo ed, in parte, dei complessi» «per la caratteristica ormai storicizzata di esprimere la parte più ironica, caricaturale e grottesca delle allegorie carnevalesche» e per tutelare «il know-how divenuto ormai elemento distintivo della nostra cultura».
In ultimo la commissione auspicava «l'abolizione dei carri di seconda categoria, troppo spesso "scimmiottamento" di quelli di prima e, paradossalmente, talvolta superiori nella qualità e nelle dimensioni a quelli della categoria superiore» e la loro sostituzione con la categoria dei complessi con i quali «i costruttori avrebbero la possibilità di dimostrare capacità nella carpenteria, nella modellazione, nella movimentazione delle maschere ed avere più libertà espressiva… svincolando le costruzioni da schemi rigidi che ricordano, estremizzando il concetto, i carri trionfali degli esordi della manifestazione».
E' ovvio che il parere della commissione esame bozzetti, se recepita, richiederà in primis un approfondimento con i costruttori, direttamente interessati. E' bene sottolineare, infine, che spesso il carattere effimero del Carnevale di Viareggio agli occhi di molti assume i connotati della precarietà. Questo evento, ormai storicizzato, s'è intrecciato sempre di più con le radici culturali ed economiche di Viareggio ed è, dunque, meritevole d'essere riconosciuto come identità culturale precipua, il genius loci distintivo della città. È pleonastico e apodittico ribadire che la manifestazione sia strettamente connaturata con Viareggio e che rappresenti un volano economico fondamentale per la città, ma forse ogni tanto è opportuno ricordarlo a chi è meno sensibile all'arte e molto di più alle palanche. Opportuno ricordarlo anche ai maestri costruttori che con il Carnevale ci vivono e che, dunque, dovrebbero porsi nei confronti della città come garanti della qualità della manifestazione, rapportarsi con le effettive risorse finanziarie in gioco, partecipare ad un progetto del Carnevale che sia perseguibile in un ragionevole periodo di tempo, realmente sostenibile dalla città, rifuggendo, infine, dalle soluzioni raffazzonate dei "salvatori della patria" dell'ultimo momento. Quelli che gestiranno il Carnevale e quelli che il Carnevale lo continueranno a fare davvero costruendo i carri, sia pure con formule e temi nuovi, dovranno, innanzi tutto, convincersi che la manifestazione è un'espressione peculiare tipica della nostra cultura, una forma d'arte particolarissima ispirata al grottesco che non deve soffrire la sudditanza psicologica di chi la relega ad un ruolo d'arte "minore". Fin dagli anni venti del secolo scorso, oltre a farsi conoscere dal sud al nord dell'Italia, i carristi hanno diffuso in Europa e nel mondo il nome di Viareggio e del suo Carnevale; il rilancio della manifestazione dovrà partire da qui, dai suoi viali a mare, naturalmente predisposti ad accogliere un Festival Internazionale del Carnevale, o dei costruttori. Viareggio dovrà puntare a divenire il polo in cui far convergere con cadenza annuale un vero e proprio summit delle manifestazioni carnevalesche dell'Europa e del Mondo. Per far questo la città dovrà dotarsi di idonee infrastrutture, alberghi adeguati, favorire investimenti di privati italiani e stranieri, rilanciare il porto offrendo l'approdo al grande diporto che in Darsena non troverà soltanto maestranze qualificate nel settore navale, ma anche il punto dal quale partire alla scoperta della Toscana.
Viareggio nel suo insieme e il Carnevale, in particolare, legato a filo doppio con l'identità della città, deve pensare in grande e rilanciarsi con il miglioramento della qualità attraverso il confronto con altre realtà, economiche, intellettuali ed artistiche, tralasciando, in questo son d'accordo con Lippi, questioni di minore importanza come polistirolo sì, polistirolo no, anche se a parlarne si tiene vivo l'interesse sulla manifestazione.
(*membro commissione
esame bozzetti
della Fondazione Carnevale)
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