Il Tirreno

Versilia

Carbonaie, falda inquinata: c’è un documento ufficiale

di Donatella Francesconi
Carbonaie, falda inquinata: c’è un documento ufficiale

Nel marzo 2012 la relazione del tecnico Stefanelli: superamento costante dei valori limite per ferro, cromo e nichel. E tre volte su otto anche piombo

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VIAREGGIO. Era la fine di febbraio di due anni fa. I lavori all’ex discarica delle Carbonaie sottoposta a lunga bonifica erano ripresi nell’ottobre dell’anno prima. Il comitato cittadino nato nella zona aveva interessato di quanto andava accadendo all’interno dell’area, nel quartiere di Bicchio, i consiglieri comunali del Pd Leonardo Betti (oggi sindaco e assessore all’ambiente) e Chiara Romanini (vice sindaco e assessore ai lavori pubblici). Sandro Sandrini, il chimico componente del gruppo responsabile del progetto di bonifica, dichiarava che «c'è piombo nella falda acquifera». E non solo. Perché Riccardo Raffaelli, dirigente comunale, metteva in evidenza come neppure le acque più distanti dalla discarica se la passino tanto bene: «I due pozzi di monitoraggio in prossimità di Fosso Guidario, sull'Aurelia (poco distanti dalla Casa di cura Barbantine, ndr) risultano inquinati». Cosa c'è dentro era ancora Sandrini ad elencarlo: «Metalli, cloruri, solfati, ammoniaca».

Oggi la situazione non è molto diversa e lo dimostrano le analisi relative agli ultimi mesi del 2013 (le più recenti). L’acqua di falda è inquinata da metalli pesanti, solfati, cloruri (presenti anche nel percolato che viene buttato nella fognatura e arriva al depuratore). Del marzo 2012 è il primo rapporto relativo al “Monitoraggio idrogeologico del livello di falda e dei cedimenti durante i lavori”. Relazione interessante, dalla quale si apprende che la falda in questione ha «un uso prevalentemente agricolo» ed è «in connessione idraulica sia con i fossi che dal lago recapitano le acque verso Nord al Canale Burlamacca, sia con gli specchia d’acqua, prodotti dalla attività di escavazione di sabbie silicee, ubicati ad Est del Fosso delle Quindici». E proprio il Fosso le Quindici «confluisce nel canale Burlamacca, collegando così il lago al mare». Se non bastasse - si legge ancora nella relazione - la particolare conformazione del terreno «rende ipoteticamente possibili interscambi tra le falde freatiche e le acque del lago e della palude». E - ciliegina sulla “torta” della “bomba” ambientale - «il percolato all’interno del vecchio accumulo di discarica è in continuità idraulica con la falda contenuta nel substrato sabbioso naturale». Completa il quadro la considerazione che «il livello della falda interessa gli starti più profondi dei rifiuti che pertanto interferiscono con la stessa con fenomeni di cessione di sostanze per lo più costituite dai prodotti di degradazione delle componenti organiche dei rifiuti urbani».

Le analisi nel terreno hanno dimostrato che «si nota un superamento costante dei valori limite previsti per legge per ferro, nichel e cromo. Mentre per il piombo il limite è superato solo in tre campioni su otto». E consoliamoci, insomma...

La domanda, inevitabile, è per tutti gli Ente competenti: dal sindaco, primo responsabile della salute dei cittadini, ad Arpat, Asl ed infine alla Procura della Repubblica: si può tollerare lo sforamento riconosciuto «costante» dei valori di legge di queste sostanze nell’acqua di falda? Nel caso la risposta fosse positiva (e fino ad oggi lo è stata, visto che niente è cambiato), allora il decreto legge 152/06 che fissa i limiti da non sforare va abrogato. Per manifesta inutilità...

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