Il Tirreno

Versilia

Muore tre ore dopo l’incidente Chiesta la condanna del medico

di Matteo Tuccini
Muore tre ore dopo l’incidente Chiesta la condanna del medico

La donna era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia dopo uno scontro tremendo tra auto Dottoressa sotto accusa per una mancata ecografia. Il pm scagiona invece la figlia che era alla guida

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CAMAIORE. Era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia con lesioni gravi dopo un tremendo incidente stradale. E le sue condizioni erano peggiorate rapidamente, tanto che a circa tre ore e mezzo dall’impatto era deceduta.

Per la morte di Dea Giannecchini, 60 anni, di Camaiore, avvenuta nel 2009 sono finite in due sul banco degli imputati: sua figlia Serena Barsottelli, 40 anni, che guidava l’auto coinvolta nell’incidente, e il medico del pronto soccorso che l’aveva come si dice in gergo “presa in carico”, la dottoressa Cristina Berni, 42. La Procura ha chiesto l’assoluzione per la prima in base alla vecchia formula dell’insufficienza di prove, e una condanna a sei mesi per il medico. Le cui responsabilità - spiega l’accusa - risiedono nel non aver richiesto un’ecografia all’addome che avrebbe potuto evidenziare le lesioni interne della donna.

Nell’udienza di ieri il giudice del tribunale di Lucca, Marcella Spada Ricci, ha disposto due perizie per far luce sulla vicenda: una medico-legale, che dovrà chiarire i passaggi avvenuti nel pronto soccorso del “Versilia”, e una sull’incidente stradale su cui - è emerso in tribunale - c’è soltanto il rapporto della polizia municipale di Camaiore.

La tragedia avviene la mattina del 30 aprile del 2009 a Lido, all’altezza del semaforo che dalla via per Camaiore permette di prendere la via Italica o di andare in direzione Viareggio. È lì che avviene l’impatto tra l’auto dove viaggiano Serena Barsottelli (che è alla guida), sua madre Dea Giannecchini e un veicolo che arriva in senso opposto. La donna arriva al pronto soccorso intorno alle 12,30 con lesioni alla fronte e agli arti inferiori. Secondo la famiglia, seguita dagli avvocati Giacomo Ciardelli e Sabrina Antongiovanni, la signora resta per un’ora e mezzo al pronto soccorso senza che vengano svolti esami in maniera rapida per verificare le sue condizioni. In particolare, a finire nel mirino è il mancato svolgimento di un’ecografia all’addome che - secondo l’accusa - avrebbe potuto evidenziare lo spappolamento della milza, ritenuta la causa della morte della donna, avvenuta intorno alle 15. La richiesta - sempre secondo l’accusa - avrebbe dovuto essere fatta dalla dottoressa Berni, assistita dall’avvocato Simone Grisenti, che ha visitato per prima la paziente. Ed è per questo motivo che il pm Elena Leone - dopo che le parti avevano richiesto il rito abbreviato - ha chiesto la condanna del medico a sei mesi. Scagionata, invece, dalla Procura la figlia della Giannecchini - che nel processo è anche parte civile - per mancanza di prove della sua responsabilità nell’incidente fatale. La prossima udienza sarà l’8 aprile.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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