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Versilia

Bufera sul Premio Viareggio

Bufera sul Premio Viareggio

La consigliera Marcucci (Pd) strappa in aula la parola al capogruppo Martini

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VIAREGGIO. «Da lunedì sera il Pd ha un nuovo capogruppo in consiglio comunale: la consigliera Marcucci ha sostituito egregiamente il collega Matteo Martini e ha difeso il lavoro fatto da suo fidanzato». Lo scrive Alessandro Santini, capogruppo del Pdl-Forza Italia ma avrebbe suscitato le stesse reazioni, quanto accaduto in consiglio comunale, anche se l’assessore alla cultura fosse stato una donna ed il consigliere il fidanzato. Perché Marcucci, lunedì sera, non ha atteso che prendesse la parola il capogruppo al rientro dalla sospensione sul Premio Viareggio e le modifiche allo Statuto poi approvate. «Non so qual è la posizione del mio capogruppo, ma non sono d’accordo sul rinvio», ha dichiarato Marcucci prendendo la parola prima di Martini. E facendo seguito alle esternazioni fatte in sede di fine riunione tra capigruppo e commissione cultura.

«Il Premio Viareggio - interviene così Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini - avrebbe potuto avere uno statuto migliore che avrebbe potuto essere approvato all'unanimità se le forze di maggioranza avessero fatto prevalere il buon senso. Un buon senso che, a dire il vero, nel corso della riunione tenuta fra membri della commissione cultura e capigruppo era decisamente prevalso ritenendo pressochè tutti quanti che le modifiche richieste dal sottoscritto fossero rilevanti e che sarebbe stato opportuno ritornare in commissione per affinare le modalità di elezione del presidente e dei commissari del Premio. Invece ha prevalso lo sguaiato urlo di rabbia della consigliera Cristina Marcucci, evidentemente condizionata dai sentimenti che la legano all'assessore alla cultura». Insomma, conclude Baldini, «attendere qualche settimana ancora ma approvare una normativa più equilibrata e con il consenso dell'intero consiglio sarebbe stata la scelta più logica, peraltro priva di qualsiasi conseguenza economica come ha dichiarato lo stesso Dal Pino. E che da parte delle forze di minoranza vi fosse la più ampia buona fede è dimostrato dal fatto che gli emendamenti presentati in consiglio sono stati approvati all'unanimità».

Tra i cambiamenti più significativi allo statuto, quelli illustrati dallo stesso assessore: la presidenza del Premio che non è più a vita, ma con un incarico di sette anni rinnovabile per altrettanti; l’eliminazione del requisito della cittadinanza italiana per la partecipazione; minimo 13 commissari, massimo 21 in giuria. (d.f.)

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