Gioco
Tumori, aumentano i casi nella fascia 20-50 anni
Il primario di oncologia Amoroso: ma la mortalità si è ridotta anche in Versilia Reparto in affanno, la direzione della Asl ha in programma un’assunzione
VIAREGGIO. «Ma non lo vedete quante persone giovani si ammalano e muoiono di tumore nella nostra Versilia? Ecco non è più il tempo di promesse: occorrono risposte e soluzioni oggi, subito». È lo sfogo di un lettore attento all’argomento, che ha visto la sofferenza dei genitori di un uomo appena quarantenne morto nel giorno della festa del papà. Gli stessi giorni in cui dal reparto di oncologia non arrivano buone notizie: «Guarda che qui, ogni giorno, iniziano dalle due alle tre nuove chemioterapie...». I pazienti si contano, sanno chi va e chi viene. E quella ragazza appena ventenne che si è presentata in reparto ha stretto il cuore di tutti. «La fascia di età più colpita è tra i venti e i cinquant’anni», trapela ancora. E Domenico Amoroso, che dirige l’unità di oncologia della Asl Versilia non può che confermare: «L’incidenza dei tumori aumenta e continuerà così. In Versilia come in tutta Italia e come in tutti i Paesi occidentali. Ma è anche vero che c’è una maggiore prospettiva di guarigione. Tanto che come mortalità la Versilia si è allineata alla media regionale. Resta ancora fuori parametro la mortalità per tumore al polmone, negli uomini».
Ci si ammala di più, ma si guarisce: è il segnale che arriva dal medico che conferma anche l’abbassarsi dell’età di coloro che vengono colpiti. «Si presenta molto frequentemente il tumore mammario in una fascia di età che va dai 35 ai 40 anni». Donne spesso ancora senza figli, visto che l’età della prima gravidanza è aumentata, per le quali si pone - nel dramma della malattia - anche la prospettiva di rinunciare alla maternità.
Aumentano i pazienti, il lavoro ed il reparto - così lo raccontano ammalati e familiari al “Tirreno” - spesso sembra in affanno. A cominciare dal fatto che gli oncologi sono impegnati, come tutti gli altri medici (internisti e specialisti) nelle guardie notturne in area medica. Questo significa che per due giorni, se l’oncologo ha lavorato di notte, non è disponibile per il reparto. «Certo - conferma Amoroso - questo pone un problema per quella continuità di rapporto col medico che il paziente oncologico ricerca più di altri. Ma tutti noi siamo “armati” di grande disponibilità: io stesso faccio tutto, “coprendo” i colleghi. Devo dire che la direzione aziendale ha dato l’indicazione di star valutando possibili soluzioni affinché tutti gli specialisti possano non essere più impiegati nelle guardie di area medica. Di strada da fare ce n’è ma mi sembra che ci sia la volontà di procedere in questo senso».
Alla domanda se il reparto sia o no sottorganico, Amoroso non si sottrae: «Un medico in più è necessario ed in teoria è un’assunzione già prevista». Anche perché - a proposito di organico ma anche di servizi garantiti - il dottor Aurelio Buono, stimatissimo responsabile dell’hospice potrebbe andare in pensione prima del 2016, avendo maturato i requisiti. «So che il collega sta valutando», conferma Amoroso. Ma lo scenario ipotizzato, quello di un possibile accorpamento tra hospice e day-hospital non è nelle cose: «Sono realtà completamente diverse», sottolinea con forza Domenico Amoroso.
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