Finanza
Quando Puccini comprava le rose e pagava brontolando
Compie 90 anni il negozio di fiori Vecoli in piazza Garibaldi punto di riferimento per intere generazioni di viareggini
di ADOLFO LIPPI
Quando Giacomo Puccini voleva inviare rose ed orchidee alle sue bambolone, ospiti al “De Russie”, andava da Giovanni Vecoli in piazza Garibaldi e lì, centellinando le palanche, ordinava e malvolentieri pagava, brontolando al garzone: «Quanto mi costi… Sei un ladro».
Anche Sergio Bernardini era restio a pagare. Generosissimo nel donare, questo sì. Riempiva di rose scarlatte Mina ed Ornella Vanoni ma quando poi Giovanni Vecoli, il fioraio dei vip, gli andava a mostrare le fatturine, ahimé, erano lagne.
Che cassapanca di notizie d’oro la bottega del Vecoli! Ci sono passate intere generazioni di viareggini e non solo. Adesso compie novant’anni (è stata fondata nel lontano 1924) e all’interno, tra i profumi dei fiori che vanno adesso, sembra ascoltare ancora le voci di quelli che ci sono passati, da Mario Tobino (che ne scrisse) a Giuliano Bimbi, raffinato poeta (che ne scrisse), a Piero Giannotti quando scoppiò d’amore per Delia Scala e non passava giorno che non le spedisse, via Interflora, omaggi a Roma, a Milano, dovunque la dolce caschetto sgambettasse in teatro e in televisione.
Giovanni Vecoli, da bimbo, faceva il garzone da un fioraio celebre della passeggiata, Vannucci. Qui si riforniva il bel mondo tra gli anni Venti tra cupole del “Kursaal” e torrette del “Royal”; gli albergoni che allora sorgevano come funghi e ricevevano le star del teatro (Petrolini, Gandusio, la Duse, Zacconi) ed emiri arabi e gerarchi del regime fascista.
Poi nel ’24 decise di mettersi in proprio. Aprì una bottega proprio in piazza Garibaldi, dove nei pressi sarebbe andato “Vivoli”.
Erano anni di boom per Viareggio. Cesti di fiori e corbeilles viaggiavano sulle carrozze.
I carnevali si facevano lanciando garofani.
Giovanni, che aveva ventisette anni, era intraprendente. Mise anche un vivaio in via Sant’Ambrogio dove adesso c’è la chiesa “Don Bosco”. E sposò Virginia che gli avrebbe dato sei figli, Lelia, Franca, Maria Luisa, Giancarlo, Renzo e Roberto.
Nel ’32 gli accadde un episodio increscioso. Morì un calafato in via Vittorio Veneto. I compagni gli fecero confezionare, per il funerale, una grossa corona con tanto di nastro rosso. La corona la portarono a casa del morto due ragazzi di bottega, Antonio Pucci e Pietro Vecoli. Qui trovarono un manipolo di fascisti appostati per provocare. I due ragazzi furono picchiati, la corona calpestata, il nastro strappato. Il corteo degli anarchici e dei calafati venne disperso.
Giovanni Vecoli ebbe delle grane con il regime. Gli ritirarono la licenza. La moglie Virginia divenne la titolare del negozio ed anche lei fu convocata a Lucca nella sede provinciale del fascio.
Sull’episodio scrisse Leone Sbrana, un racconto dal titolo “La ghirlanda”. Ne scrissi anch’io in una rievocazione degli anni dell’antifascismo a Viareggio.
Poi vennero i tedeschi. La famiglia Vecoli chiuse il negozio e si trasferì a La Culla. Dopo, quando tornarono con gli americani, riaprirono proprio in via Garibaldi, c’era Prome Caprili, popolarissimo con il negozio “La stellina” di stoffe e confezioni. E c’era “L’unica”, confetti e chicche di cioccolato, all’angolo di piazza Grande. Poi venne la farmacia di Ferruccio Martinotti.
È un mondo, questo di via Garibaldi, che più volte ha cantato Egisto Malfatti, il poeta della viaregginità struggente, malinconica, nostalgica. Quando lo ascolti ancora ti viene la pelle d’oca.
A quei tempi di fiori ne giravano davvero pochi. Giovanni Vecoli in bicicletta andava fino a Siena. Cercava rose, cercava gladioli. Intanto nella bottega passavano i soldati americani color cioccolato. Volevano regalare mazzi alle loro pitturate “signorine”. Allora Vecoli che pensò? Gli vendeva fiori finti, fiori di carta che comprava a Segromigno. E con quei fiori gli americani festeggiarono a Viareggio l’otto maggio la festa della mamma.
Dopo tornò il benessere. Vecoli curò l’addobbo floreale del panfilo “Nabilia” curò i congressi, i carnevali, i banchetti dal “Principe di Piemonte” a “La Bussola di Focette”.
Ancora i ragazzi quando devono regalare un’orchidea (significa desideri nascosti) vengono qui. Le generazioni passano ma i sogni romantici rimangono.
Chi ha la memoria di famiglia è Renzo Vecoli, avvocato, già sindaco celebre di Viareggio, storico, affezionato della “Misericordia”. Chi gestisce oggi la bottega è Roberto insieme al figlio Giovanni, ridente faticatore. Poi i Vecoli sono ancora tanti, una dinastia tutta viareggina che troveremo, magari ampliata, tra dieci anni. Quando si festeggeranno i cento.
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