Salve tutte le cave che lavorano con le imprese locali
È uno dei criteri che determinerà il mantenimento delle attività estrattive dentro il Parco delle Apuane
SERAVEZZA. È venuto fuori un altro punto fermo dal secondo incontro in Regione sulle cave in zona Parco dopo l’allarme chiusura nato dalla bozza del piano paesaggistico regionale, salutato con soddisfazione dagli ambientalisti ma subito bocciato dalle imprese del settore.
A quanto pare le aziende che applicano la filiera corta, ovvero lavorano buona parte del marmo estratto sul territorio, non avranno niente da temere dal Piano paesaggistico regionale.
Ma questa non è l'unica novità emersa dal tavolo tra i sindaci, coinvolti da bacini marmiferi all'interno del Parco delle Apuane, e parte della giunta della di Enrico Rossi tra cui l’assessore all’urbanistica Anna Marson. La Regione è pronta ad elaborare un progetto di riconversione, fatto di contenuti e una previsione di finanziamenti, sullo sviluppo di un’economia alternativa. «Siamo ancora ad una fase di riflessione e discussione – commenta Ettore Neri, sindaco di Seravezza. Da questo secondo incontro possiamo rilevare passi avanti positivi. C’è stato l’impegno del Presidente Rossi a presentare in tempi rapidi e in termini di contenuti concreti un loro progetto di sviluppo che interessi il sistema estrattivo nel Parco. Una proposta che dia sostanza e concretezza alle proposte inserite sinteticamente nel Piano paesaggistico, con tanto di investimenti economici». Anche per il presidente dell’Unione dei comuni, Maurizio Verona, l’incontro è stato positivo. «Sarà che sono ottimista per natura ma la Regione sta accogliendo le istanze che arrivano dai comuni coinvolti e sta lavorando insieme al territorio. È stato infatti – afferma Verona – stilato un calendario di incontri tecnici-politici area per area; è un’agenda intensa».
In questi incontri saranno analizzati i vari bacini marmiferi per aggiornare il quadro normativo che si andava a proporre con il Piano del Parco del 2002. «Credo che si arriverà in fondo con risultato positivo – commenta Verona - soprattutto per il territorio dell’Alta Versilia, perché per il rispetto del paesaggio e dell’ambiente non c’è da fare sforzi: la scelta di essere dentro al Parco è già stata anche una scelta di salvaguardia, e le attività estrattive lavorano da anni nel pieno rispetto delle regole e dell’impatto ambientale».
Ma con il Piano paesaggistico si sta delineando anche un altro aspetto, proposto proprio dai sindaci ed accolto dalla Regione. «Saranno riconosciuti i siti estrattivi – spiega Ettore Neri - laddove si attua la filiera corta: ci sarà la possibilità di mantenere l’attività estrattive nelle aree intercluse in cui è collegata la filiera corta». Intanto nella prossima settimana sembra che ci sarà già un terzo incontro con Rossi, probabilmente dopo il consiglio straordinario di tutti i sindaci della Versilia che si terrà martedì 25 a Cardoso.
Nel frattempo il sindaco Silicani precisa quanto emerso dall’incontro a Stazzema con tutti i sindaci interessanti dalla questione. «Non abbiamo parlato di nessuna chiusura: noi le cave le vogliamo aperte tutte in area Parco – dice Silicani – che estraggano con le regole del Parco che abbiamo e ci siamo imposti già da 12 anni. Il Piano del 2002 ci va bene ma andrà attualizzato perché tutte le cave ad oggi attive lavorino anche in futuro».
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