Il Tirreno

Versilia

«Ci avevano provato tre giorni fa» La denuncia dei gestori dei bagni

di Gianni Parrini
«Ci avevano provato tre giorni fa» La denuncia dei gestori dei bagni

I soci del “Sorriso” mercoledì avevano presentato un esposto ai carabinieri per tentato incendio Barsotti: «Non sappiamo chi possa avercela con noi». Al vaglio le immagini di alcune telecamere

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VIAREGGIO. Ci avevano già provato tre giorni fa. Le fiamme che nella notte tra giovedì e venerdì hanno distrutto gli stabilimenti “Sorriso” e “Nido” non nascono dal nulla. Tutt’altro. C’è un precedente assai recente (e inquietante). La mattina di mercoledì 19 marzo Riccardo Barsotti e Mansueto Pardini, soci del bagno “Sorriso”, si sono presentati alla stazione dei carabinieri di Viareggio per fare una denuncia contro ignoti: «Qualcuno ha tentato di incendiare il nostro stabilimento», raccontarono i due ai militari. Ora, vedendo il bagno quasi completamente distrutto, Barsotti torna su quell’episodio: «Avevamo trovato una serranda sbruciacchiata e c’era un odore sospetto. Così siamo andati dai militari». Oggi non hanno avuto bisogno di scomodarsi: sono stati pompieri, polizia e carabinieri a venire da loro a sirene spiegate per tenere sotto controllo le fiamme e fare i successivi accertamenti. «Che sia opera della stessa mano? Può darsi – dice Barsotti – ma non sappiamo chi possa essere stato né perché. Non abbiamo problemi o debiti con nessuno e tantomeno ci sono state rivolte minacce. Aspettiamo l’esito dei rilievi per capire qualcosa di più». Dello stesso avviso è Tommaso Pardini, figlio di Mansueto, l’altro socio dello stabilimento: «La scientifica per il momento non ci ha dato informazioni precise su quello che è avvenuto – racconta – L’unica cosa sicura è che l’incendio è doloso».

Il mattino dopo sul luogo del disastro è un via vai di gente. Ci sono curiosi e addetti ai lavori, tutti intenti ad osservare quel che è rimasto dei due stabilimenti. Qualche danno l’ha subito anche il vicino bagno Derna: il calore delle fiamme ha deformato gli avvolgibili in plastica delle finestre e bruciato alcune piante.

Le indagini sono condotte dalla polizia: gli uomini della scientifica fanno controlli intorno ai pannelli elettrici per verificare che non vi sia stato un cortocircuito. Ma al fatto che si tratti di un incendio sviluppatosi in maniera accidentale non ci crede nessuno. «Le fiamme sono state appiccate sul lato mare – spiega Mauro Cinquini, titolare del bagno il “Nido” – La corrente in questo periodo è staccata, tanto più in quel punto dove non c’è niente. Francamente non so cosa possa essere successo. Doloso? Che si sia sviluppato da solo è difficile. Gli uomini della scientifica hanno trovato alcune tracce di quello che sembrerebbe essere un “accelerante” nel mio bagno. Ma non so dire se i punti in cui è stato appiccato il fuoco siano più di uno o se le fiamme si siano propagate da un bagno all’altro (gli stabilimenti sono confinanti, ndr)».

La polizia non si sbilancia e mantiene uno stretto riserbo: «Abbiamo preso delle campionature per valutare se vi sono tracce di liquidi infiammabili – spiega l’ispettore Lucio Chelotti – Per avere delle risposte ci vorrà del tempo». Al vaglio ci sono anche le immagini acquisite da alcune telecamere pubbliche in funzione sulla Passeggiata e, sembra, anche da quelle utilizzate da alcune attività commerciali per motivi di sicurezza. I due stabilimenti non hanno un loro impianto di video sorveglianza e non si affidano a vigilantes privati.

In attesa di far luce sulla dinamica dei fatti, ci si dedica alla quantificazione dei danni: si parla di centinaia di migliaia di euro. Per il Nido, che ha perso nove cabine, il bar-ristorante, i gazzebo e circa trecento pezzi tra sdraie, lettini e sedie si parla di 300mila euro: «C’è rimasto solo il pattino ma non so a chi potrà servire visto che manca tutto il resto», sorride con amarezza Cinquini. Ancora più ingenti i danni al bagno Sorriso dove le cabine andate distrutte sono una ventina. A queste bisogna aggiungere la piscina-idromassaggio e il bar. Al danno immediato si aggiunge quello di prospettiva: con la stagione alle porte i due stabilimenti (che per fortuna sono assicurati) rischiano di non riuscire a rimettere in piedi le strutture per accogliere i clienti. Di sicuro sarà difficile renderli uguali a prima che l’incendio li trasformasse in cenere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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