Il Tirreno

Versilia

Parola di senatrice: non sono io a tramare contro il sindaco

di Donatella Francesconi
Parola di senatrice: non sono io a tramare contro il sindaco

Granaiola replica alle voci che circolano in città e accusa: «Sono altri ad essere presi dai giochi di “potericchi”»

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VIAREGGIO. «Ma in questo momento chi è quel pazzo che si candiderebbe ad amministrare Viareggio?»: sbotta, al telefono col “Tirreno”, la senatrice Manuela Granaiola (Partito democratico) che la maggioranza a sostegno del sindaco Leonardo Betti accusa di “tramare” per la di lui caduta. «Ma di cosa si sta parlando?», continua la parlamentare: «A me sembrano che siano altri ad essere tutti presi dai giochi di “potericchi”, mozioni che non hanno senso, stupidaggini per non dire peggio...E mi sgomenta questo “cerchietto” magico, intorno al sindaco, che sta zitto: per cosa? Che hanno paura di perdere?».

Giudizio pesante...Almeno quanto è pesante la situazione dei bilanci del Comune. Unica amara certezza in questo momento...

«Che la situazione finanziaria fosse difficile, difficilissima lo si sapeva da tempo: era il convitato di pietra dell'ultima campagna elettorale. Ora si è costretti a prende atto che la situazione finanziaria non è difficile, ma disastrosa. Pre-dissesto, dissesto, commissari, default sono oggi le parole più usate della vita politico amministrativa della città. Parole tanto ripetute che finiscono quasi con il perdere senso e concretezza, svaporano nel nulla e sembrano essere solamente il tema di un contenzioso partigiano che anima le forze politiche ma che disarma la città. Scusate la presunzione, ma a me sembra che le quotidiane quinte del teatrino della politica viareggina siano lontane mille miglia dal rappresentare la gravità del momento. La peggiore delle ipotesi di soluzione in campo prevede un decennio di tagli, di ridimensionamento delle grandi manifestazioni e di tasse ai massimi livelli. Un quadro che in breve significa maggior degrado, colpire ulteriormente la capacità di competere della città nel turismo, nel commercio e nelle altre attività economiche. Sarebbe gravissimo che la politica non risultasse all'altezza della sfida che deve affrontare».

Politica che sembra restare, quasi paralizzata, a fare tappezzeria al gran ballo dei conti da risanare...

«Per non diventare corresponsabili politici di un disastro che inevitabilmente travolgerebbe tutto e tutti credo sia necessario, al più presto, che l’amministrazione le forze politiche, i movimenti che costituiscono la maggioranza al governo della città avanzino una proposta tanto autorevole, concreta e credibile quanto aperta ad un confronto per quanto difficile. Un confronto per il quale, nell’ambito delle mie competenze, sono dispostissima a dare il mio contributo, anche se talvolta sembra non essere gradito. Lo considero un dovere verso tutti i cittadini di Viareggio».

Un confronto politico che coinvolga, però anche la città... O no?

«Centro di tutto e punto di partenza di ogni valutazione deve essere la città con i suoi mille problemi. Tutto il resto deve passare in secondo piano. In attesa della “certificazione” dei conti si dovrebbe poter dare vita ad un ampio coinvolgimento della città, delle sue rappresentanze economiche, sociali e anche politiche per sostenere - quale che sarà l’esito delle valutazioni tecniche - quel percorso di organico risanamento che fino ad oggi - mi sembra di poter dire - ha fatto fatica ad emergere con la dovuta chiarezza, oscurato da troppe altre vicissitudini tutte interne al Palazzo».

Citi le rappresentanze economiche in una città che vive un affanno occupazionale forse senza precedenti e che va verso un futuro da lacrime e sangue: ci può essere ancora una qualche speranza?

«È in momenti come questi che la politica che si vuole rinnovare deve sapere mobilitare le responsabilità di tutti gli attori in campo affinché l’impresa, il mondo del lavoro e dei lavori, le mille diverse competenze presenti in città possano operare insieme e con convinzione per una progettualità di rinascita e di sviluppo. Perché la città deve scommettere prima di tutto su se stessa per tornare a produrre ricchezza e lavoro. Se fossi il sindaco pianterei una tenda in Darsena e non mi schioderei di lì fino a che non avessi chiaro che cosa può fare l’amministrazione per conservare il lavoro in porto!».

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