Lutto
I sindaci apuani favorevoli allo stop di sole tre cave
Sono quelle la cui chiusura era prevista nel Piano del 2002 sulle attività estrattive. Da qui vuole ripartire la Regione
STAZZEMA. Il Piano riguardante le attività estrattive elaborato nel 2002 è un’ottima base di partenza. Tutti i sindaci coinvolti da bacini marmiferi all’interno del Parco delle Apuane, che martedì si sono riuniti a Stazzema, convergono su questa posizione. Così, oggi (giovedì 20 marzo) alle 18 quando ci sarà il secondo incontro con Enrico Rossi e l’assessore Anna Marson, la discussione con la Regione, per loro, dovrà ripartire da qui. Ma per adesso i sindaci non si sbilanciano: insieme ai tecnici del Parco e al Presidente Putamorsi, fanno sapere, non sono ancora scesi nei dettagli. Che sono quelli decisivi, cava per cava.
«C’è stata solo una verifica approfondita sulla delibera del 2002 - ha spiegato Michele Silicani, sindaco di Stazzema - e tutto quello che comportava in quel preciso periodo; inoltre abbiamo ripercorso tutta la storia che si è evoluta in questi anni. Il profilo più prettamente tecnico verrà affrontato successivamente consapevoli, per quello che può riguardare le nostre attività, che sono più che compatibili». Rimane però il fatto che se la bozza del Piano paesaggistico della Regione prevedeva la chiusura graduale di molte cave all’interno del Parco delle Apuane (si stimava circa il 70% delle 65 attive), il Piano del Parco del 2002 comportava la cessazione di solo 3 siti estrattivi. Quindi se è vero che le posizioni si sono fatte più vicine, dopo che sono intervenuti i 5 consiglieri regionali delle province di Lucca e Massa-Carrara e si è deciso di ripartire dal Piano del 2002, la partita non sembra ancora chiusa. «È giusto che si valuti anche che tutto questo quadro oggi è coerente rispetto a ciò che è stato fatto in ambito di attività estrattive. Di più: si sono compiuti ulteriori miglioramenti – commenta Silicani - in aderenza con quello che specificava il Parco».
Il piano del 2002. Nel frattempo dagli uffici del Parco arrivano delucidazioni su ciò che indicava il Piano del 2002. Prevedeva di suddividere i siti di cava in 4 aree. «Due erano di tipo prettamente estrattivo: una “Zona contigua di cava 1” dove praticare ordinaria estrazione – spiega Raffaello Puccini, architetto del Parco - e una “Zona contigua di cava 2” dove l’estrazione avrebbe dovuto essere contigentata e mirata alla salvaguardia e durabilità della risorsa. Quest’ultima era la novità più interessante e riguardava i marmi particolari, come il Cipollino, e aveva lo scopo di salvaguardare la risorsa nei decenni successivi». Poi c’erano due “Area di reintegrazione paesaggistico ambientale”: «La prima considerava – prosegue Puccini - le cave attive che dovevano andare a dismissione, ed erano già state individuate con la Focolaccia (tra Minucciano e Massa), la Padulello Biagi (Massa) e la Cantonaccio (a Casola in Lunigiana). Infine le “Arpa 2” erano zone dove non c’era la presenza di cave attive, ma ravaneti o siti dismessi da tempo che potevano subire un recupero e un miglioramento ambientale, senza estrazioni, ma con la previsione di interventi di riqualificazione di tipo turistico, museale o didattico ambientale».
Il consiglio straordinario. Intanto, come già espresso in precedenza, i sindaci hanno intenzione di difendere l’economia che si regge sull’estrazione del marmo, che coinvolge gran parte della Versilia storica. «Quello che sarà l’aspetto di programmazione che affronteremo dovrà avere un respiro largo e importate che tenga in considerazione il nostro futuro – continua il Sindaco di Stazzema. Il 25 marzo avremo un consiglio straordinario importate nel quale rendiconteremo tutto ai sindaci della Versilia, e vorremmo che fosse un percorso sul quale la Regione converga».
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