Lutto
Cartapesta, colpo di spugna della commissione bozzetti
Il polistirolo ricoperto di carta di giornale considerato come carta a calco «L’obbligo della tecnica tradizionale resti soltanto fra i mascheratisti»
VIAREGGIO. I carri sfilati quest'anno a Carnevale? Tutti regolarmente in cartapesta. O, quantomeno, tutti entro il limite del settanta per cento espressamente stabilito dal bando di concorso. A "certificarlo" è la commissione esame bozzetti che, nella sua relazione finale consegnata lunedì pomeriggio al consiglio di amministrazione e al consiglio di indirizzo della Fondazione Carnevale, ha assolto dall'"accusa" di utilizzo di materiali diversi dalla cartapesta tutte le costruzioni in gara: dai carri di prima categoria fino alle maschere isolate.
Colpo di spugna. Fin qui quello che si legge nelle nove pagine scritte e controfirmate dai cinque componenti della commissione bozzetti. Ma la loro relazione finale, in realtà, è un vero e proprio colpo di spugna nei confronti della norma sulla tutela della cartapesta che era contenuta nel bando di concorso. Che sdogana l'utilizzo senza freni del polistirolo ampliando a dismisura la definizione di carta a calco. Un passaggio che, se verrà accolto dalla Fondazione Carnevale (a cui comunque spetta l’ultima parola in proposito), finirà per "legalizzare" l'uso del polistirolo senza che questo avvenga attraverso una seria riflessione. E tramite una scelta consapevole e condivisa.
Cos'è la cartapesta? Il "cavillo" sul quale poggia l'intero architrave della relazione riguarda proprio la definizione di cartapesta (o, meglio ancora, di carta a calco). La prima definizione che si dà nella relazione è quella universalmente nota. Ovvero la «realizzazione di un modello in creta in vera grandezza (oppure in dimensione ridotta e successivamente patografato nelle dimensioni previste nella costruzione» con il successivo «getto della forma in gesso, sformatura e pigiatura in strati dei ritagli di giornale intrisi di colla di farina nel negativo della forma, distacco del positivo eventualmente armato, stuccatura, mano di cementite (o similare) e coloritura».
Fin qui nulla da dire. Ma se questa è la definizione di cartapesta (come lo è), difficilmente la gran parte dei carri che hanno sfilato quest'anno rispetterebbe la percentuale minima del 70 per cento di cartapesta. Così, nel considerare il rispetto della norma fissata all’articolo 3 del bando di concorso, la commissione bozzetti ha ampliato a dismisura la definizione stessa di cartapesta. Si legge infatti nella relazione che «quando il polistirolo è scolpito manualmente dal costruttore» (escludendo così solo il caso in cui non sia modellato «da macchine utensili computerizzate») si può «valutare il modello con il polistirolo come manufatto realizzato in diretta e, quindi, una volta ricoperto da strati di carta di giornale intrisa di colla di farina come volume da computare come opera di cartapesta o carta a calco».
Insomma, tradotto in parole povere, per la commissione bozzetti scolpire un blocco di polistirolo e poi incollarvi sopra fogli di giornale è da considerare come cartapesta. Anche se una simile ammissione farebbe rivoltare nella tomba Antonio D’Arliano, il primo carrista della storia ad introdurre questa tecnica nel Carnevale di Viareggio.
Deregulation. La nuova definizione estensiva della tecnica della cartapesta spalanca dunque un'autostrada all'utilizzo del polistirolo (ma eventualmente anche di altri materiali) nella realizzazione dei carri. Del resto la commissione bozzetti non nasconde la propria apertura quasi incondizionata per l'uso del polistirolo. «Oggi la gran parte della modellatura in diretta viene realizzata con il polistirolo per la sua leggerezza e per la sua duttilità - si legge infatti nella relazione - ottenendo superfici di finitura talvolta migliori di quelle ottenute con i metodi tradizionali. Bisogna sottolineare che imponendo incondizionatamente, specialmente nei carri di prima categoria, l'uso dei metodi tradizionali per la formazione delle maschere e proibendo l'uso di materiali di finitura o di supporto allo strato di finitura diversi da quelli ottenuti con la carta a calco, si rischia di limitare fortemente l'evoluzione di questa disciplina artistica».
L'ultima riserva. Sempre secondo la commissione bozzetti, l'uso della vera cartapesta dovrebbe essere in qualche modo preservato solo fra i mascheratisti. Lasciando mano libera per quello che riguarda i carri. «Al fine di tutelare la tecnica che porta alla realizzazione di maschere in cartapesta o in carta a calco - si legge ancora nella relazione - la commissione ritiene altresì che si dovrebbe imporre l'uso della tecnica tradizionale nelle categorie inferiori delle maschere isolate, delle mascherate di gruppo e, in parte, dei complessi. In questo modo si salvaguarderebbe la caratteristica che ha distinto nel mondo il Carnevale di Viareggio».
Il coraggio di scegliere. La discussione sull'introduzione di nuovi materiali nella realizzazione dei carri è naturalmente argomento ampio e complesso. E probabilmente è un errore sia il considerare la cartapesta come unica tecnica da adottare demonizzando tutti gli altri materiali alternativi, sia togliere ogni e qualsiasi vincolo per i costruttori ignorando un'arte che ha caratterizzato il Carnevale di Viareggio per quasi novant'anni. Una cosa, però, è certa. Non è ritagliando la definizione di cartapesta alle esigenze del momento che si risolve seriamente una questione dai risvolti epocali.
Che si decida allora se tutelare o meno la cartapesta come marchio di fabbrica del Carnevale di Viareggio oppure se lasciare maggiore libertà di espressione ai costruttori. Ma che la strada che si intende percorrere sia frutto di una scelta vera.
@ClaVecoli
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