Il Tirreno

Versilia

Città strozzata dalle società partecipate

di Donatella Francesconi
Città strozzata dalle società partecipate

I revisori dei conti del Comune parlano di «situazioni non sanabili, irregolarità evidenti, difficoltà insormontabili»

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VIAREGGIO. L’assassino è sempre il maggiordomo, si sa...Se il morto è il bilancio del Comune di Viareggio, la pistola fumante sta nelle mani della “galassia” delle società partecipate. Lo scrivono i revisori dei conti dell’Ente, nel verbale di tre giorni fa. I rapporti tra Comune e società partecipate «ha partorito - così l’analisi di Daniele Limberti, Claudio Pucci e Salvatore Suriano - un intreccio complesso e complicato, con operazioni o proposte che anche sotto il profilo contabile non sempre conservano linearità, comprensibilità e trasparenza». Un intreccio che nasce dal fatto che «ad una certa epoca il Comune abbia “trasferito” sulle società partecipate operazioni connesse a difficoltà nel proprio bilancio». E questa operazione è stata portata fino in fondo «nonostante l’applicazione di tariffe a carattere tributario spinte ai massimi valori, che avrebbero potuto - in altre condizioni - “riparare” l’eventuale squilibrio di bilancio».

Traduzione: a coprire i buchi dei conti pubblici sarebbero bastato un sistema di tariffe e tributi da prosciugamento delle tasche dei cittadini. Se non fosse stato che toccava mantenere anche la galassia. Certo, è una situazione che arriva da lontano. Tanto che i revisori continuano: «C’è il crescente convincimento che la difficile situazione finanziaria del Comune provenga, almeno in parte, da operazioni e scelte risalenti alla metà degli anni 2000».

Allora, eccolo il passo indietro nel tempo. Giuseppe Vitiello, ai tempi in cui per l’amministrazione Marcucci guidava il piccolo “impero” delle Sea, relazione davanti ad una commissione del consiglio regionale toscano. E racconta quello che definisce il “modello Viareggio” che dà «benefici occupazioni ed economici». Tanto che «Sea risorse chiude ogni anno i propri bilanci con utili significativi che le consentono di contribuire, tra l’altro, al sostegno finanziario delle numerose iniziative culturali e sociali della città».

Non è per caso, dunque, che i revisori del Comune oggi si ritrovano a scrivere: «È del tutto evidente che le operazioni relative al “controllo analogo” sulle società ed organismi partecipati siano totalmente mancate sin dalla loro creazione». Occhi chiusi e bocche cucite, insomma, della politica tutta perché assunzioni nelle partecipate e manifestazioni da ricchi premi e cotillons stavano bene a tutti. Al punto che - è il quadro descritto dai revisori - chi oggi si trova a mettere le mani in tanto fango non può escludere che una volta sul tavolo tutti i dati che le partecipate ancora non hanno fornito «non possano emergere anche cospicui debiti latenti che potrebbero ulteriormente aggravare la posizione dell’Ente».

Arrivati ad oggi la situazione, dunque, è rotolata fin sul ciglio del burrone sul quale si ritrova l’amministrazione del sindaco Leonardo Betti che ieri, dopo che il verbale dei revisori è diventato pubblico (pur contenendo il passaggio sull’eventualità di «responsabilità penali» nella complessa vicenda della Viareggio porto),non ha aperto bocca. E questo nonostante il verbale dei revisori si concluda dando un indirizzo tanto preciso quanto ineludibile: «Resta di piena attualità assumere qualsiasi iniziativa di fronte a situazioni non sanabili, irregolarità evidenti, difficoltà ritenute insormontabili». Anche perché sulla testa degli amministratori, quelli passati ma anche quelli in carica da quasi un anno, pende la mannaia della relazione che l’ispettore del ministero delle finanze sta mettendo a punto. Tra le poche certezze, quella che da Roma è ancora in corso la richiesta di documentazione al Comune, inerente il sistema delle società partecipate. Il ministero ha contestato la riduzione di capitale sociale (4 milioni) effettuata dall’amministrazione Lunardini per fare tornare i conti nel 2011, per poi scoprire che il taglio di due milioni a carico della stessa società voluto dal commissario prefettizio non è conteggiato nel bilancio della Viareggio patrimonio. Senza contare i 3 milioni di aggio straordinario che nel 2011 sarebbero dovuti uscire dalla case Mover e che oggi - lo spiega il presidente Paolo Casini - «sono stati rateizzati in 30 anni», ma l’Ente li ha comunque spesi.

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