La manifestazione
Largo Risorgimento, sottopasso nel 2015
Se ne parla da oltre dieci anni e ci sono i finanziamenti per la ricostruzione della zona andata distrutta nel disastro ferroviario. Ma l’opera slitta ancora
VIAREGGIO. Il sottopasso di via San Francesco che fine ha fatto? La risposta dell’assessore ai lavori pubblici Chiara Romanini è di quelle che lasciano senza fiato: «I primi lavori potrebbero vedere la luce ad inizio del 2015...». Dell’opera si parla dall’epoca delle amministrazione Marcucci, quindi - anno più anno meno - da oltre un decennio. Avrebbe dovuto realizzarlo quel Piano Acli che in realtà ha portato solo nuove case nella zona di largo Risorgimento. Poi c’ha pensato il fuoco arrivato nella notte del disastro ferroviario del 29 giugno 2009: la passerella sopra i binari, uno dei simboli della città, è stata distrutta insieme alle vite di chi non c’è più e al quartiere oggi ricostruito. Ma senza passerella e senza sottopasso, pur in presenza dei finanziamenti necessari all’opera. La maggior parte dei quali, 4 milioni e 700mila euro, arriva dalla Regione destinati alla ricostruzione. Gli altri 2,8 milioni sono quelli che l’amministrazione Lunardini incassò dalle assicurazioni di Gatx e Ferrovie, aziende coinvolte nella strage di Viareggio. Ma la cifra fu dirottata al salvataggio del bilancio, senza che questo abbia poi scongiurato l’arrivo del commissario prefettizio. La Corte dei Conti non la prese bene. Ed impose al Comune di recuperare la cifra e destinarla alla realizzazione del sottopasso. Ma i soldi, su quel capitolo di bilancio, non ci sono ancora. Come conferma Riccardo Raffaelli che da dirigente del Comune ai lavori pubblici quell’opera ha progettato («c’è un progetto esecutivo approvato»).
Alla domanda diretta del cronista su cosa stia accadendo ad un’opera che ha tutti i presupposti per essere realizzata, l’assessore Romanini risponde: «Devo capire se riesco a ristrutturare la macrostruttura». E si torna al “via” nel gioco dell’oca infinito dell’organizzazione del Comune nell’era della amministrazione Betti. Che “spezzettare” le competenze in materia di progettazione, gare, esecuzione dei lavori fosse una scommessa non necessariamente vincente era chiaro fin dall’inizio. Ma non si trova risposta alla domanda sul perché chi oggi deve occuparsi dei lavori del settore scuole, o di quello mobilità, o dei mercati non lo possa fare esattamente come accadeva quando la stessa persona aveva un ufficio al terzo piano del Municipio e rispondeva ad un unico dirigente, ossia lo stesso Raffaelli. Così come non si trova risposta al perché di un ufficio gare che tale non è perché in realtà non è dotato del personale che le gare sappia effettivamente fare, al di là di quelle che attengono all’economato. È così difficile pensare che in Municipio si va ogni mattina per lavorare a pro della città, quali che siano le condizioni di partenza?
Il mercato ittico, finanziato sette anni fa dalla Regione, non è completato; il nuovo ponte girante, finanziato sette anni fa dalla Regione, al momento è stato utile solo ai compensi dei progettisti esterni al Comune; l’asse di penetrazione, secondo lotto, si avvia agonizzate verso l’apertura oggi annunciata per aprile; la pavimentazione della nuova Passeggiata arriverà quando il lifting finanziato in parte con fondi regionali non nasconderà più l’età; la gara per l’escavo dell’avamporto (10mila inutili metri cubi) risale alla notte dei tempi e segna un impasse che non ha motivi di essere. La domanda è inevitabile: a cosa serve mantenere cotanta macchina comunale, premi ai dirigenti compresi, per avere questi risultati?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
