Sicurezza
La riforma delle spiagge? Darle in affitto per 50 anni
Saltata l’ipotesi di vendita dell’area con le strutture, si pensa a una forma più soft per dare sicurezza ai balneari e far ripartire gli investimenti. Oggi ridotti a zero
VIAREGGIO. Il nuovo piano sulle spiagge in realtà nuovo non è (o lo è poco). Ma - secondo i bene informati - è l’unico margine di trattativa possibile tra i due azionisti principali del Governo, il Partito democratico e il Nuovo centrodestra, per risolvere una volta per tutte la questione delle concessioni demaniali marittime. E di come dovranno essere assegnate a partire dal 2020. Oppure - è il timore dei balneari - già dal 2016, se l’Unione Europea dovesse far saltare la proroga.
Affitto e non vendita. La sostanza è questa: persa l’ipotesi di vendere ai balneari la parte di arenile con cabine e locali, che ha scatenato un putiferio - di cui la senatrice Pd Manuela Granaiola è stata la prima vittima - si ritiene di dover portare avanti una riforma più soft. Che parta dal solito concetto, cioè togliere la zona lato monte dal patrimonio demaniale, ma per darla in affitto per 50 anni ai concessionari. Che in questo modo avrebbero più sicurezza e potrebbero far ripartire gli investimenti, oggi ridotti al minimo. Senza contare che la spesa, rispetto all’acquisto, sarebbe inferiore.
La proposta Pizzolante. Quest’idea non dispiace al Pd, che ieri con i suoi senatori ha incontrato i balneari a Roma, ma senza aggiungere una virgola alle solite frasi di circostanza. Tuttavia, prima di arrivare a una posizione unitaria il partito fa molta fatica. Viceversa il Ncd, con il suo deputato Sergio Pizzolante, ha protocollato una proposta di legge che parla apertamente di come dovrebbero essere riformate le concessioni demaniali. Proposta che oggi viene discussa in un nuovo summit tra i concessionari e il partito di Angelino Alfano. «Le aree tolte dal Demanio - si legge nel documento del Ncd - sono assegnate con diritto di superficie per una durata di 50 anni, con riconoscimento, a favore del concessionario attuale, del diritto di opzione, da esercitarsi entro 180 giorni dall’emanazione del decreto interministeriale». Inoltre si afferma che «l’assegnazione dovrà avvenire al prezzo che verrà stabilito da apposito decreto emanato dal ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il decreto dovrà definire, inoltre, regole e procedure di partecipazione alla fase di assegnazione dei soggetti, che ne faranno richiesta, fermo restante il diritto di opzione per il concessionario attuale». La parte di spiaggia con ombrelloni e sdraio resta da affidare con gara pubblica.
Investimenti ko. Nella proposta si spiega, inoltre, che «le risorse derivanti dalla cessione dei diritti di superficie delle aree confluiscono, per un valore minimo pari al 50 per cento del totale, in un apposito fondo che dovrà essere utilizzato a garanzia dei mutui contratti per la realizzazione di investimenti nel settore turistico e ambientale, con caratteristiche e tipologie individuati con successivo decreto ministeriale». In pratica, almeno la metà dei soldi chiesti ai balneari dovrebbe tornare - sotto forma di mutui - sulle spiagge come investimento. Una proposta difficilmente realizzabile, ma che mette il dito nella piaga: la calma piatta che ormai da anni c’è sui litorali, in particolare quello versiliese, a proposito di lavori negli stabilimenti balneari. E anche l’estate che arriva si annuncia davvero magra, da questo punto di vista.
@matteotuccini
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