Il dolore
Strage, è scontro tra Cgil e familiari delle vittime
Bocciato dal congresso provinciale l’ordine del giorno in cui si chiedevano le dimissioni di Mauro Moretti, ad di Ferrovie e imputato nel processo
VIAREGGIO. «Dimissioni immediate di Moretti da amministratore delegato di Ferrovie e sostegno ai familiari delle vittime della strage di Viareggio nella battaglia per verità, giustizia e sicurezza»: il congresso della Filt-Cgil approva, quello provinciale di tutta la Cgil no. «Per espressa volontà del neo eletto segretario provinciale della Cgil Franco Chiriaco», racconta Riccardo Antonini, ferroviere licenziato e rappresentante dell’Assemblea 29 giugno «che al momento della votazione, dopo gli interventi di un delegato favorevole e di uno contrario, ha preso la parola per esprimere il proprio no al documento». Ai familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 (32 morti ed un processo ancora lungo che vedi i vertici di Fs e delle aziende del Gruppo sul banco degli imputati) Chiriaco (che è stato a lungo nella Cgil nazionale come lo stesso Mauro Moretti) ricorda il minuto di silenzio e le parole da lui stesso utilizzate nella propria relazione congressuale. «La Cgil è parte civile nel processo - ricorda Antonini - ma il gruppo dirigente provinciale non è certo stato parte attiva nella battaglia di questi anni». E Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, insieme a Marco Piagentini (presidente onorario) va dritta al sodo: «Non hanno capito davvero niente di quello che è successo il 29 giugno di cinque anni fa a Viareggio. Qui ci sono 32 morti di fronte ai quali tutto diventa niente. Di fronte a loro, di fronte a quello che è accaduto quella notte - ricorda Rombi che nella tragedia ha perso la figlia di 21 anni - non si devono avere remore!».
La domanda - continua Piagentini, che quella notte ha perso la moglie e due bambini piccolissimi - «è se le persone che sono uscite, con i volti disgustati, al momento della votazione, dopo aver contestato che l’ordine del giorno venisse messo in votazione, hanno figli, famiglie. O se sono asettici. Personalmente questo atteggiamento mi ha ferito profondamente. E mi chiedo: fino a quando dovremo raccontare il nostro dolore per essere capiti? Che società è quella che ci costringe a questo?».
Franco Chiriaco - prosegue Rombi - «mi ha telefonato, cercando di scusarsi e motivando la propria scelta. Sinceramente voler rimediare mi pare peggio del danno. Aver respinto l’ordine del giorno (76 sì, 49 no, 19 astensioni, ndr) non è più rimediabile. E a noi interessano i fatti: non le pacche sulle spalle, delle quale non sappiamo cosa farne«.
Su quanto accaduto al congresso Cgil interviene anche al senatrice del Pd, Manuela Granaiola: «Apprendo che al congresso della Cgil c'è stata discussione su un documento nel quale si chiedevano le dimissioni dell'ingegnere Moretti, ad delle Ferrovie, a seguito delle vicende relative alla strage ferroviaria di Viareggio. Senza assolutamente mettere in discussione la sensibilità della Cgil sulle conseguenze di quell'evento, dispiace tuttavia dover leggere che, per motivi procedurali, il documento non sia stato approvato. Per quanto le regole congressuali siano importanti e garanzia di democraticità, in alcuni casi le questioni di sostanza pesano di più. E sono certa che la sensibilità di un grande sindacato vada in questa direzione».
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