Gioco
Guidetti faccia a faccia con gli inquirenti milanesi
Il patron di Fipa è stato ascoltato in qualità di persona informata dei fatti La storia del 77 metri incompiuto acquistato da un miliardario francese
VIAREGGIO. Viaggio a Milano, ieri mattina, per Francesco Guidetti, patron di Fipa, che è stato ascoltato negli uffici della Squadra Mobile in qualità di persona informata dei fatti in merito all’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla cosca brianzola della ’ndrangheta. Guidetti - spiega il suo avvocato, Riccardo Carloni - «ha reso una precisa dichiarazione sui rapporti commerciali intrattenuti nel corso di alcuni anni con due degli indagati del procedimento. Quanto dichiarato dal mio cliente, persona offesa e testimone, è coperto dal segreto istruttorio. Il signor Guidetti ci tiene, però, a precisare che mai alcuno di tali soggetti, né altri, è mai stato socio e, tanto più occulto, suo o delle società del gruppo».
Di «socio occulto» parla l’ordinanza con la quale il Gip Simone Luerte ha disposto 40 arresti, e tra questi quello di Domenico Repaci che con Fipa aveva contatti commerciali da anni in qualità di cliente che si è fatto costruire qualche barca nei cantieri viareggini. Gli stessi cantieri ai quali si affacciano, ad un certo punto di questa complessa indagine, Fabrizio Politi ed Emanuele Sangiovanni, entrambi tra gli arrestati, soci della “Italianavi”.
Il guscio vuoto. Ed è “Italianavi” che porta in un capannone Fipa il guscio, che arriva da lontano, e che al momento è destinato a restare tale. Un 77 metri che nasce come 65, “scovato” da Politi in Sicilia dove era già stato trasformato in un 72 metri, con tutti i problemi che possono nascere dall’allungare un’imbarcazione senza modificarne l’assetto pensato per una misura più piccola. Nonostante questo i due soci riescono a piazzare la costruzione del 77 metri. Il colpo di fortuna Politi lo ha quando riesce a fare acquistare la barca (“Bellissima C”) di Carlo Maiocchi (suo socio nella “Fashion Yacht, il cantiere pisano dal quale Politi inizia la propria avventura nel mondo della nautica) ad un miliardario francese che nelle carte del Gip milanese viene definito come «non identificato». Del francese, però, in porto a Viareggio si parla e non poco. È Michel Ohayon, nato nel 1961 a Casablanca, immobiliarista di Bordeaux, 125esimo posto nella lista degli uomini più ricchi di Francia nel 2013 dopo essere stato, qualche anno prima, in posizioni più alte.
Quando Giuseppe Pensabne, a capo della cosca della ’ndrangheta brianzola, a metà 2012 cambia strategia e decide che non avrebbe erogato somme di denaro contante a Politi e Sangiovanni, il primo - in un’intercettazione del 26 marzo - «affermava che proprio del contante avrebbero avuto maggior bisogno e che per procurarselo si sarebbe rivolto a tale “Michel”, loro cliente milionario che vive in Francia e che aveva commissionato la costruzione di una barca presso il cantiere di Viareggio». Il 29 marzo, ancora Politi e Sangiovanni al telefono, ipotizzano di poter portare all’attenzione del francese una società immobiliare. Sangiovanni - scrive il Gip - «propone di truffarlo» e così si esprime: «Gli diamo una bella purgata, come si dice in gergo...la nuova filosofia è una purga...dobbiamo fare cassa, bisogna fare cassa veloce». Insomma, Politi e Sangiovanni per un certo periodo sembrano ritenere di poter utilizzare il miliardario francesce come un bancomat. Senza portare avanti i lavori alla barca. Fino a quando Ohayon non risolve il contratto con Politi. Tanto che oggi è Fipa, dopo aver avviato gli atti legali contro Politi, ad avere contattato un progettista ligure per valutare come completare l’imbarcazione sotto le insegne del Gruppo Fipa.
Il ruolo di “Mimmo” Repaci. Come risultato delle minacce subite, Francesco Guidetti si vede costretto - scrive il Gip - ad accettare le condizioni dell’organizzazione criminale. Compresa quella di finanziarie la realizzazione del 77 metri. Lo stesso Domenico Repaci che risulta cliente di Fipa, nel mettere in atto - continua il Gip - le «esplicite minacce» nei confronti dell’imprenditore «segnalava espressamente che la società “Italianavi” “interessava” ed era sotto la protezione della associazione mafiosa». A recarsi a Viareggio per «seguire i lavori di costruzione delle barche ed incontrare Guidetti, come ulteriore forma di pressione», Pensabene manda tre suoi uomini, tutti arrestati: Annunziato Bovini, Giuseppe Vinciguerra, Vincenzo Cotroneo (senior).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
