Proteste
«Concertone, esperimento da rivedere»
Enrico D’Alessandro: «Artisticamente è stato un successo, ma la concomitanza con la Darsena ci ha penalizzati»
VIAREGGIO. Promosso a pieni voti da un punto di vista artistico. Ma da rivedere per quello che riguarda la risposta del pubblico. Il concertone del martedì grasso in piazza Mazzini con la Superband di X Factor e gli altri ospiti del talent show targato Sky ha offerto uno spettacolo di grande qualità musicale. Ma non ha richiamato la folla da “grande evento” che ci si poteva attendere da un appuntamento del genere. Tanto più se si considera che lo spettacolo era ad ingresso libero.
A valutare luci ed ombre di quella che era una delle grandi novità del programma 2014 del Carnevale di Viareggio è Enrico D'Alessandro, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione nonché personaggio molto legato al mondo dello spettacolo, visto che è una delle colonne portanti della D'Alessandro e Galli, la società che organizza concerti in tutto il mondo fondata dal padre Mimmo D'Alessandro.
La soddisfazione per la qualità dello spettacolo e la delusione per lo scarso pubblico presente: il giorno dopo il concertone cosa prevale come prima emozione?
«In prima battuta vorrei parlare del risultato artistico, del quale sono profondamente orgoglioso. Abbiamo fatto incontrare sullo stesso palcoscenico musicisti di estrazione diversa e abbiamo dato vita ad un evento irripetibile le cui immagini - ne sono sicuro - gireranno a lungo sul web. Del resto era questo che volevamo: non un concerto di un artista che si esibisce dietro il pagamento di un cachet come in una qualsiasi data di una tournée, ma un appuntamento unico da poter vedere soltanto a Viareggio. Non solo. Siamo riusciti a coinvolgere tutti gli artisti venuti al concertone facendoli entrare nello spirito del nostro Carnevale: dai componenti della Superband a Petra Magoni, prima di esibirsi sul palco sono andati nella sartoria di Giorgio White e si sono personalmente scelti la maschera da utilizzare in scena. E dopo il concerto si sono ritrovati al Liberty per una jam session altrettanto irripetibile. Non sono dettagli di poco conto...»
La risposta del pubblico, però, è stata tiepida.
«E' vero. Ci aspettavamo molto più pubblico. Soprattutto fra i giovani. Probabilmente abbiamo pagato a caro prezzo la concomitanza con l'ultima serata del CarnevalDarsena. E, considerato che tre delle precedenti quattro serate del Baccanale erano state funestate dal maltempo, in molti forse avevano voglia di una serata al rione. Avevamo valutato che potesse esserci pubblico per entrambi gli appuntamenti e invece così non è stato. Peccato».
Forse non è stata una scelta felice neppure l'aver programmato il concerto tre ore e mezzo dopo la fine del corso mascherato. Se i due appuntamenti fossero stati uno di seguito all'altro...
«Con ogni probabilità ha influito anche questo. Per il futuro dobbiamo rivedere anche la collocazione del concerto all'interno del programma. Credo che una buona collocazione potrebbe essere al termine di un corso mascherato in notturna. Oppure subito dopo la cerimonia di apertura del sabato. E' una riflessione che dovremo fare».
Quanto è costato il concertone?
«Non sono ancora in possesso dei conteggi definitivi, ma l'investimento è stato intorno ai 15mila euro. Una cifra contenuta, se si considera il calibro dei personaggi che siamo riusciti a portare a Viareggio. Ma che è stata possibile grazie al coinvolgimento degli artisti in questo progetto».
Ci sarà un concertone anche il prossimo anno?
«Ovviamente ne dovremo parlare tutti insieme in consiglio. Ma credo che, con le opportune modifiche che dovremo valutare anche alla luce dell'esperienza di quest'anno, l'idea di un appuntamento musicale da inserire all'interno del cartellone del Carnevale di Viareggio possa e debba avere un seguito anche in futuro. Lo spirito, però, alla fine resta immutato: chi verrà a Viareggio non dovrà farlo per un cachet ma perché crede nella proposta che gli presenteremo. E perché il Carnevale di Viareggio è una vetrina che dà visibilità e prestigio. Di questo ne siamo tutti convinti».
@ClaVecoli
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