Il Tirreno

Versilia

Affiliato a una cosca un socio di Fipa

di Donatella Francesconi
Affiliato a una cosca un socio di Fipa

Tra gli arrestati anche l’imprenditore Politi, volto noto delle notti versiliesi. Tra le accuse le minacce a Guidetti

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Gli agenti della Squadra mobile diretta da Virgilio Russo si sono presentati alle 4 del mattino a casa di Francesco Guidetti, patron di “Fipa”, storico cantiere della nautica viareggina, parte lesa nel procedimento avviato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che ieri ha portato a 40 arresti nella Lombardia colonizzata dalla ’ndrangheta. Nel cantiere che fa parte di Polo nautico gli agenti hanno cercato carte e fatture a supporto di una brutta storia che vede Guidetti protagonista come vittima. In quanto - si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Simone Luerti (Tribunale di Milano) - «mediante minacce» è stato «costretto ad accettare, agli inizi del maggio 2012, le condizioni impostegli da Giuseppe Pensabene e dal suo gruppo criminale, consistenti nel ridurre le sue pretese creditorie nei confronti di Emanuela Sangiovanni Emanuele e Fabrizio Politi» i quali dovevano a Guidetti circa 240 mila euro. Guidetti avrebbe dovuto assumersi anche l'impegno a finanziare in parte il completamento della costruzione di alcune imbarcazioni di lusso, affare gestito dalla Italianavi Srl», società di Sangiovanni e Politi, «nella quale - continua il Gip - era coinvolta direttamente, come finanziatrice, anche l'associazione mafiosa capeggiata da Pensabene». Giudetti sarebbe stato oggetto di «minacce reiterate».

Così, nelle carte delle indagini, la ricostruzione della morsa stretta intorno all’imprenditore viareggino: «Dopo averlo contattato telefonicamente - si legge nell’ordinanza - in occasione di un primo incontro svoltosi a Seveso presso il suo ufficio, Pensabene si rivolgeva ai suoi amici Antonino Aquilino e Domenico Repaci, alias "Mimmo", venuto appositamente a trovarlo dalla Calabria e già in rapporti di affari con Guidetti, incaricandoli di fare pressione su questo ultimo per accontentare la richiesta di Sangiovanni».

L’ordinanza del Gip mette in evidenza quali erano i rapporti tra Domenico Repaci, anche lui tra gli arrestati ieri e Francesco Guidetti: «In occasione di diversi incontri - scrive Luerti - nei mesi di marzo e di maggio 2012, Repaci, utilizzando metodi chiaramente intimidatori, e ciò sia sfruttando il suo stretto rapporto di affari "occulto" con Guidetti, e la sua contiguità all'associazione mafiosa capeggiata da Pensabene, sia facendo ricorso ad esplicite minacce, faceva pressione su Guidetti per convincerlo a moderare le sue pretese creditorie ed accettare le condizioni impostegli dal gruppo Pensabene».

Agli inizi di maggio 2012, «a seguito della ripetuta serie di interventi minacciosi ed intimidatori, Guidetti si “convinceva”: accettava di «ridurre le pretese creditorie» e si impegnava a «partecipare come finanziatore del completamento della costruzione di imbarcazioni, affare nel quale era direttamente coinvolta l’associazione mafiosa». Certamente - conclude il Gip - «una lunga teoria di conversazioni, incontri e mediazioni portano ad un mutamento di posizione di Guidetti, la cui libera determinazione non sembra però del tutta esclusa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa