Gioco
Troppi carri di polistirolo? I costruttori: «Falso problema»
L’allarme lanciato da Simone Politi sul Tirreno non viene raccolto dalla gran parte dei colleghi Corinne Roger: «La vera tradizione del Carnevale di Viareggio non è la carta a calco ma la satira»
VIAREGGIO. Il fine giustifica i mezzi. Nel senso che non è da esorcizzare l’utilizzo di materiali alternativi alla cartapesta se questi aiutano a rendere un carro maggiormente spettacolare. Alcuni costruttori del Carnevale sembrano non avere dubbi: l’uso di materiali “famigerati” quali polistirolo e vetroresina è un fenomeno dal quale i carri in cartapesta non sono certo scevri, ma che non deve essere demonizzato a tutti i costi. E rispondono, così, al grido di allarme del carrista Simone Politi sull’assenza di quella materia prima che da quasi un secolo caratterizza il Carnevale di Viareggio.
Fabrizio Galli, presidente dell’Assocostruttori, parla di «polemica che di solito viene fuori dopo che alcuni addetti ai lavori stilano la loro classifica ideale: spuntano i nomi dei favoriti per la vittoria finale e allora viene tirata in ballo la regola che impone un certo quantitativo di cartapesta sul carro. Ma, ormai, a quel punto è troppo tardi». Galli rammenta che l’argomento è stato discusso al momento di approvare il bando di concorso per l’edizione di quest’anno: «Bisogna capire se riteniamo importante la presenza della cartapesta sui carri: se siamo di questa corrente di pensiero, agiamo in modo che questo avvenga. Se invece conta l’opera finale, allora si faccia chiarezza una volta per tutte». Il carrista sfoglia il suo album dei ricordi: «Negli anni Novanta sono stato tra i primi a portare alcune novità nell’uso dei materiali, vedi i pannelli in policarbonato e le luci al neon ne ‘L’inferno del sabato sera’, o la vetroresina. Tanti ricordano il Creatore, ma a me piace tirare in ballo anche ‘Messaggio universale’: dovevo trasmettere l’idea della trasparenza delle cellule, e per ottenere quell’effetto la vetroresina era il materiale perfetto».
Anche Uberto Bonetti, uno dei due fratelli autore del carro “La penisola sommersa”, riconosce che il polistirolo è presente sui carri. Ma non vuol sentir gridare allo scandalo: «Esiste un bando con percentuali ben definite e dichiarate, così come esiste una commissione chiamata a verificare il rispetto delle regole: chi ha sforato se ne assumerà la responsabilità. Per me è una polemica fine a se stessa».
Jacopo Allegrucci, campione in carica della seconda categoria, sfata addirittura il mito che vuole la modellatura di polistirolo e vetroresina più semplice rispetto alla cartapesta: «Personalmente, mi trovo meglio con la creta. E poi non dimentichiamoci perché è nata la cartapesta: alleggeriva i carri, rendeva i movimenti più semplici rispetto al gesso o al ferro con cui si costruivano le prime carrette. Il Carnevale è anche evoluzione nel tempo».
Alla conversazione si uniscono altri carnevalari. Che citano altri carri dove si fece ricorso ad altri materiali, ma che ancora oggi vengono ricordati come capolavori, vedi il Gatto Mao di Lazzari e Lazzarini del 1970 o le oche di Lebigre e Roger del 2009. Anche se il grido d’allarme di Politi era legato ad un utilizzo dei materiali alternativi senza che ve ne sia una motivazione artistica ma legata solo ad un risparmio di tempo e di denaro.
Corinne Roger, alla richiesta di un commento sulla questione, ribatte con una grassa risata. «Scrivete proprio così: hahaha…». Poi si ricompone e argomenta la sua posizione. Politi ha parlato di polistirolo dilagante già nelle maschere isolate, di rischio che la tradizione viareggina della cartapesta si perda già tra le giovani leve. «La tradizione del Carnevale di Viareggio, casomai, è la satira» è la sua replica. Nel suo carro non mancano materiali alternativi, certo. Ma c’è pure la cartapesta, anche laddove non sembrerebbe. Ad esempio, nel movimento delle guance della donna isterica. «Sembrerà strano, ma la carta è elastica: basta saperla lavorare…».
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