Il Tirreno

Versilia

la testimonianza

Da paziente racconto il bello e il brutto della nostra Asl

VIAREGGIO. «Ho vissuto sulla mia pelle il bello e il brutto dell’Asl. Quello che va e quello che non va. E ho deciso di raccontarlo». Così Françoise Raynaud, presidente dell’Associazione volontari...

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VIAREGGIO. «Ho vissuto sulla mia pelle il bello e il brutto dell’Asl. Quello che va e quello che non va. E ho deciso di raccontarlo».

Così Françoise Raynaud, presidente dell’Associazione volontari versiliesi - che lavora di supporto alle Cure palliative - inizia la sua testimonianza di paziente dell’ospedale Versilia. «Il 13 gennaio scorso - dice - a seguito di una violenta colica di fegato il mio medico Enrico Petri chiama il 118 per farmi portare al Pronto soccorso: arriva un’ambulanza scomoda, senza ammortizzatori (si sentono tutte le buche delle strade). È l'inizio del mio calvario. Arrivo al Pronto soccorso alle 10 del mattino: vengo parcheggiata nella sala comune, senza nessuna privacy, con mio telo (portato da casa). Le mie due amiche sorelle in sala di attesa che non sanno niente di quanto mi succede».

«Vengo chiamata in un ufficio - continua - dove stanno due medici che rifiutano la presenza di mia sorella. Una giovane infermiera ha l’incarico di farmi un prelievo e di mettermi una farfalla: presento problemi dal punto di vista delle vene e questa ragazza ha 1000 difficoltà, punge di qua, punge di là (polsi, interno gomiti, piede, mano) senza risultato concreto. Quando finalmente trova una venetta, il prelievo non basta: mette la farfalla e dovrebbe ricominciare a cercare la vena. Chiamano un’infermiera più grande, pertanto con più esperienza che finalmente mi fa il prelievo dalla femorale. Mi riparcheggiano nella sala comune: una vergogna, tutti assieme senza privacy, vecchi con giovani, mali minori con mali più importanti: vi rendete conto che io rimettevo... che spettacolo per gli altri. Non so quanto sono rimasta lì, so solo che sfatta dai dolori mi sono appisolata e mi ha svegliato in malo modo una infermiera arrabbiata, perché non ho risposto subito alla sua chiamata».

«Sono stata portata a fare finalmente le lastre all’addome - prosegue - ma prima, davanti alla porta ho rimesso nuovamente. Dopodiché sono tornata al “parcheggio bestiame” come lo chiamo da allora. Non ho idea di quanto tempo sia passato, poi sono stata visitata da un chirurgo che mi ha detto che mi avrebbero ricoverata. Alle 18 mi portano in chirurgia generale e comincia la faccia bellissima della Asl 12. Appena arrivata mi mettono la flebo e dopo due ore i dolori si placcano. Personale carino, sorridente, accogliente e competente. Mi operano il martedì sera alle 18 e tutto va per il meglio. La degenza è perfetta, le cure ottime. I medici e le infermiere del reparto grandiosi. Dimissioni il giovedi 16 gennaio. Passo praticamente quasi tre giorni coccolata, curata e con gente splendida: dal personale delle pulizie (2 volte al giorno) sorridente ed educato ai chirurghi passando dalla squadra di infermieri. A loro va il mio grazie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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