Il Tirreno

Versilia

Chi vende per strada frutta e verdura rischia la maxi-multa

di Matteo Tuccini
Chi vende per strada frutta e verdura rischia la maxi-multa

Per la Cassazione è un reato: nocivo il contatto con lo smog La municipale: ci adegueremo. Le categorie: è una follia

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VIAREGGIO. I commercianti che vendono frutta e verdura sulla strada o sui marciapiedi commettono un reato. E sono punibili con multe da 300 a 31mila euro. Incredibile, ma vero: lo dice la Corte di Cassazione, in una sentenza che da giorni sta facendo discutere la categoria e il web.

In questa sentenza (di cui parliamo anche a fianco) la Cassazione riprende una legge del 1962, che vieta e punisce severamente la vendita di alimenti «in cattivo stato di conservazione» e «insudiciati, invasi da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocivi». E questo, afferma la Cassazione, vale per la merce esposta a contatto diretto con lo smog, che rappresenta un modo di conservare l’alimento non rispettoso della salute. E l’aspetto che fa discutere è che - secondo i giudici - non c’è bisogno di analisi di laboratorio per intuirlo: il pericolo del danno si vede a occhio.

La polizia municipale, interpellata sull’argomento, la vede così: «È l’Asl, con il nostro supporto, a dover vigilare sugli aspetti igienico-sanitari - dicono dal Comando - è chiaro che, se l’interpretazione dei giudici è quella, ci adegueremo». Ma le associazioni di categoria - dai commercianti agli agricoltori - sono già sul piede di guerra.

«La sentenza della Cassazione - afferma la Confesercenti - interviene su una vicenda molto particolare, in cui gli agenti inquinanti si uniscono a fattori di deterioramento e cattiva conservazione e non può essere accolta come un principio generale dell’ordinamento. Non può esistere a nostro avviso un divieto specifico come quello evocato. Se entriamo nella logica che l’inquinamento atmosferico è elemento ostacolante del libero esercizio di impresa, dovremmo rivalerci sui responsabili dell’inquinamento, della mobilità di alcune aree, con l’apertura di fronti di conflitto pesanti per tutti. I Comuni - prosegue l’associazione - non devono rincorrere questa sentenza, che sarebbe fortemente penalizzante soprattutto per territori come il nostro dove per fortuna il tessuto dei negozi di vicinato è ancora presente. E dove specifici regolamenti comunali (suolo pubblico), consentono ai negozi di ortofrutta, ad esempio, l’esposizione della merce all’esterno. Ma al mondo dei negozi di vicinato e degli ortofrutta, più che ulteriori prescrizioni servirebbe dare segnali di sostegno, come la revisione delle tariffe rifiuti che sta minando la sopravvivenza delle imprese».

«Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta ma lo smog - dice la Coldiretti - i consumi degli italiani su frutta e verdura sono crollati e questo non è il modo di aiutarli. La sentenza della Cassazione rischia anche di favorire i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari, che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3 per cento nel 2013».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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