Il Tirreno

Versilia

Bilancio del Comune: la scure del ministero

di Donatella Francesconi
Bilancio del Comune: la scure del ministero

L’ispettore mandato da Roma punta il dito su artifici contabili e superficialità La ricetta di Riccardo Cima: tagli alle partecipate e vendite a capitali esteri

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VIAREGGIO. «L’operazione pulizia e trasparenza sul bilancio comunale? Si butta giù il “bandone” della città e di tirarlo su se ne riparla tra quindici anni!». Riccardo Cima, professionista dei conti e uomo di nautica, è una delle figure cui chiede consiglio il sindaco Leonardo Betti, impegnato, con assessore al bilancio e ragionerie capo a valutare l’eventualità di dichiarare il predissesto. Causa profondo rosso nei conti pubblici e - così si racconta - mole insostenibile di debiti fuori bilancio che spuntano foglio dopo foglio. Un quadro al quale si sommano - così il ministero - un bilancio 2011 che sarebbe stato chiuso utilizzando artifici contabili e comportamenti non consoni alla finanza pubblica.

Ma anche giudizio impietoso dell’ispettore del ministero delle finanze al lavoro da un mese e pronto a mettere nero su bianco che si riscontrano, nei bilanci degli ultimi cinque anni, comportamenti superficiali di chi ha amministrato. Accuse pesanti, non c’è dubbio. Cima, però, non ci sta. E racconta che un altro scenario è possibile: «Mettiamo un bel tacco 12 a Viareggio e rendiamola nuovamente appetibile...Questo deve fare la politica: dare un segnale di rilancio. Perché ciò sia possibile ci vuole un patto sottoscritto da tutte le forze politiche».

Quali debbano essere le azioni intorno alle quali stringere il patto è presto detto: «Vendere le azioni della Viareggio porto: non agli imprenditori locali che non hanno più la forza finanziaria, ma ad un soggetto che ne faccia la partenza per un rilancio della città. Ed ancora: definire una volta per tutte il rilancio delle aree in vendita in porto, per esempio il Mercato ittico; mettersi nelle condizioni di rendere appettibile, per soggetti esteri, un investimento sul turismo congressuale».

Certo, resta il problema dei conti che non tornano: «Non possiamo permetterci di avere un bilancio di parte corrente squilibrato. Ed allora, la politica faccia le sue scelte. Cominciando dalla valutazione se la privatizzazione delle società partecipate sia ancora un valore aggiunto o no. E, a seguire, rispondendo alla domanda se dobbiamo per forza avere un socio privato che va in utile partecipando alla gestione dei servizi pubblici». Tra le “ricette” di Cima c’è, di conseguenza, «la riduzione dei contratti di servizio a tutte le società partecipate».

Lo stato dei conti del Comune - conclude Cima - «non è poi diverso da quello di altre realtà italiane. Per superarlo la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo: deve mettere in vendita alcuni beni e rendere Viareggio appetibile economicamente e socialmente».

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