Sicurezza
Collaboratore di giustizia accusa una commerciante
La donna finisce a processo per aver sottratto dei vestiti da un negozio: ma alla fine viene assolta
VIAREGGIO Era accusata di aver sottratto dei beni pignorati dopo la chiusura di un negozio di vestiti. E ad accusarla era stato addirittura un collaboratore di giustizia implicato in una storia di usura e rapporti con la criminalità organizzata (il clan Saetta in particolare).
Ma alla fine la commerciante torrelaghese - completamente estranea ai rapporti con la malavita e ritrovatasi coinvolta nella vicenda suo malgrado - è stata assolta grazie al lavoro dell’avvocato Gionata Bonuccelli. Nell’udienza finale, tenutasi martedì in tribunale a Lucca, l’aula sembrava un bunker: il collaboratore di giustizia è infatti arrivato a testimoniare scortato dalle forze dell’ordine con agenti armati fino ai denti. L’uomo vive infatti sotto protezione in località segreta.
La vicenda del negozio Le Firme di via Italica a Lido - questo è il nome dell’attività gestita per un periodo dalla commerciante - è iniziata nel 2005.
I gestori del negozio non hanno pagato la pubblicità a una radio privata e i titolari dell’emittente hanno così ottenuto il pignoramento dei beni del negozio e dei vestiti in esso contenuti. La commerciante era stata nominata dal tribunale custode dei beni sequestrati su ordine della magistratura.
All’improvviso però, nel marzo 2006, i vestiti sono spariti nel nulla.
Così la donna si è ritrovata a processo, accusata di non aver rispettato gli obblighi del tribunale.
A quel punto la commerciante ha chiamato in causa il collaboratore di giustizia che, secondo i documenti e le dichiarazioni della donna, era il gestore effettivo dell’attività dalla quale l’aveva estromessa a partire da fine 2005 (quindi ben prima della sparizione).
L’uomo aveva insistito con gli inquirenti e il giudice che il negozio era in mano alla commerciante.
Ma questa - grazie all’aiuto dell’avvocato Bonuccelli - ha dimostrato in aula che da tempo era stata esclusa dalla gestione dell’attività e che, addirittura, al momento della sparizione della merce non era nemmeno più in possesso delle chiavi del negozio (anche perché qualcuno, presumibilmente lo stesso gestore “occulto”), aveva fatto cambiare la serratura. La stessa proprietaria del fondo era stata costretta a chiamare un fabbro per entrare nel fondo.
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