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Inchiesta porto: trasferito il poliziotto coinvolto
Lui stesso ha chiesto di lasciare Viareggio e ha preso servizio a Forte dei Marmi Avrebbe aiutato la Capitaneria a togliere le microspie piazzate dagli inquirenti
VIAREGGIO. Ha preso servizio al commissariato di Forte il sostituto commissario Alessandro Landucci, da molti anni in servizio a Viareggio. Landucci - conferma la Questura - ha richiesto il trasferimento che è stato accettato per esigenze di servizio. Si chiude così la “bufera” che aveva scosso un po’ tutto il personale in servizio presso il commissariato della polizia di Stato di Viareggio, diretto da Rosaria Gallucci. Commissariato mai coinvolto nella vicenda finita nelle indagini della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) sulla corruzione in porto, che hanno portato all’arresto dell’ex nostromo della Capitaneria Stefano La Rosa, oggi tornato in libertà ma non al lavoro per disposizione del Gip Alessandro Dal Torrione.
Ed è lo stesso Gip che, nell’ordinanza di arresti domiciliari per l’ex nostromo datata 9 dicembre scorso, racconta l’esito delle indagini sull’episodio che viene definito «vano e maldestro tentativo di “bonifica ambientale” da microspie eseguito presso gli uffici della Capitaneria, nel timore di essere stati intercettati dai carabinieri». Tentativo di bonifica che avviene - scrive ancora il Gip - «su iniziativa del comandante Vitiello con la fattiva collaborazione del maresciallo Izzo (guardia costiera, ndr) e del sostituto commissario Landucci».
Nelle settimane successive all’ordinanza del Gip e all’arresto che rendono pubbliche le prime risultanze dell’inchiesta avviata sul porto viareggino, il “Tirreno” pubblica gli altri elementi della vicenda “bonifica” dalle cimici. Intervento affidato alla “Fox investigazioni” consigliata al comandante della Capitaneria dallo stesso Landucci.
Sono i giorni - estate 2013 - in cui i carabinieri del Comando provinciale di Lucca attraversano come un vento la Darsena, con perquisizioni che danno la misura evidente di quanto sta per accadere. La bonifica di cui parla l’ordinanza del Gip Dal Torrione viene messa in atto appena una decina di giorni dopo la perquisizione che ha toccato anche l’ufficio di Stefano la Rosa, dalla quale emergono elementi determinanti per l’indagine su quei beni pubblici (le banchine ai lavori) sui quali si era instaurata - come scrive il Gip - «attraverso il sistema corruttivo una totale illegalità nella gestione». Landucci, nello spiegare ai propri superiori il proprio operato in quella circostanza, avrebbe negato di essere stato presente all’operazione di bonifica, sostenendo inoltre di aver capito che il comandante Vitiello richiedeva un aiuto (il consiglio sull’agenzia investigativa) per questioni che non erano di servizio.
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