Il Tirreno

Versilia

Cave e paesaggio: Cervaiole a rischio col piano regionale

di Tiziano Baldi Galleni

La chiusura è prevista anche per le attività in cresta e sopra i 1.200 metri come nel caso del sito Henraux

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SERAVEZZA. Una cosa è sicura: da qui ad un anno – quando scadrà il mandato di Enrico Rossi – il Piano paesaggistico della Regione sarà stato approvato. Lo scriveva ieri lo stesso Presidente della Toscana sulla sua pagina Facebook.

Tuttavia ciò che non è ancora chiaro sono gli effetti che avrà sulle attività di cava nel Parco delle Alpi Apuane se la versione attuale del piano non sarà modificata.

Intanto sono emersi altri due aspetti interessanti dalla proposta elaborata dal dipartimento ambiente e territorio dell’assessore Anna Marson. Il primo riguarda le cave intercluse nel Parco: la loro chiusura - così come prevede l’attuale proposta del Piano – non sarà immediata. Perché «sono fatti salvi i diritti acquisiti dalle attività estrattive in corso» come precisa la stessa Regione. Dunque, le aziende che scavano avranno il diritto di continuare la loro coltivazione fino a che non scadrà la concessione (massimo 20 anni) rilasciata dalla Regione in base alla Legge ’78 del 1998.

Il secondo punto interessante riguarda le aree di cresta e quelle che superano quota 1200 metri. Sono entrambe aree considerate beni paesaggistici che rientrano nelle categorie tutelate della Legge Galasso. In queste zone, secondo l’attuale proposta di Piano paesaggistico, non sarà più possibile ricevere autorizzazioni per nuove attività di cava e per ampliare quelle esistenti. A chiarire questo punto è ancora la Regione. E in questa tipologia rientra senz’altro uno dei siti più importanti dell’Alta Versilia: le cave delle Cervaiole, del comprensorio dell’Altissimo, che sono di proprietà dell’Henraux spa. Una cava che ha già causato la modifica del profilo del monte roccioso che si trova tra l’area Parco e l’area contigua di Parco, consumato dall’alto in basso metro dopo nel corso degli anni, e che attualmente è di poche decine di metri sopra i 1200.

Ovviamente è tutto ancora da decidere nella discussione che si è appena aperta in Commissione ambiente.

Allo stato attuale snche la possibilità di avere la concessione per nuove cave, e l’ampliamento di quelle esistenti nel Parco, in linea di massima è da escludere. Tuttavia la Regione sta effettuando un giro di ricognizione direttamente sui siti di cava, come da routine, e questi saranno essenziali per stralciare il nuovo Piano paesaggistico: c’è la probabilità che si analizzi sito per sito facendo delle differenziazioni, soprattutto dove si trovano dei materiali di nicchia.

Sulla questione è intervenuto anche il Consigliere regionale Loris Rossetti, ex sindaco di Fivizzano, che non è membro della Commissione ma la segue volontariamente. «Sulle aree intercluse c’è un’attenzione particolare – commenta Rossetti – e questa è una proposta forte. Secondo me si dovrebbe ragionare cava per cava e individuare quelle che effettivamente servono facendo uno studio analitico sui vari siti. In quelle cave ci sono molti investimenti fatti dalle aziende e tante persone che ci lavorano». Tuttavia Rossetti precisa che la situazione non può neppure rimanere tale, e all’interno del Parco non potranno rimanere per sempre le cave. «In mezzo a queste due strade c’è un ragionamento aperto – continua il consigliere regionale – ed è previsto un tempo nell’elaborare la proposta di 6 mesi». Ma ad interessare le attività estrattive c’è anche la Legge ’78 del 1998, l’unica in materia di cave, che è attualmente sul tavolo della Regione per subire alcune modifiche. Il presidente Rossi ieri ha citato anche quella tra i punti da portare a termine entro la fine del mandato. «Tra le ipotesi c’è anzitutto il fatto che – spiega Rossetti – i Comuni dovranno dotarsi di regolamenti, per il rilascio delle autorizzazioni, conformi alle normative regionali». Inoltre la ripartizione della cosiddetta “tassa marmo”, decisa - in percentuale sul profitto del prodotto scavato - dal Comune. Sarà così ripartita: il 93% al comune, il 5% all’Asl e un altro 1% al Parco se è coinvolto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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