Gioco
Credevo fosse lavoro invece era una truffa Centinaia di casi
L'associazione BabyConsumers apre un osservatorio e stila un decalogo antifrode per chi cerca un impiego
VIAREGGIO. Un decalogo per difendersi dalle offerte di lavoro truffaldine: lo ha messo a punto l'associazione BabyConsumers, che ha sede a Pisa ma opera ovviamente anche in Versilia, sommersa negli ultimi mesi da centinaia di richieste di aiuto di giovani (e meno giovani) che hanno risposto a inserzioni che sembravano offrire un impiego ma si sono rivelate specchietti per le allodole.
«I giovani, oggi, - spiega il presidente Pino Staffa, - vista la grande difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, sono disponibili ad investire notevoli risorse per acquisire competenze e titoli di studio aggiuntivi (master e corsi specialistici, viaggi di studio all'estero, formazione professionale) o per farsi supportare nell'accesso ai fondi o benefici e alle occasioni di formazione e lavoro». Il punto è che «a volte viene richiesto loro di pagare per iniziare a lavorare (stage, formazione per inserimento diretto in aziende, starter kit per lavoro a distanza). Altre volte devono pagare somme ingenti per una tutorship nell'accesso a benefici per l'imprenditoria giovanile. Corsi universitari, di formazione e di specializzazione via Internet non sono sempre abilitati al rilascio di titoli riconosciuti».
E ancora: «Alcuni servizi e portali Internet "trova lavoro" sono a pagamento, molti sono addirittura fraudolenti: un perverso sistema di pratiche commerciali scorrette e di sfruttamento della debolezza e insicurezza che caratterizzano la condizione di chi è giovane ed in cerca di lavoro, in una società che offre davvero poche opportunità». È importante quindi educare chi cerca lavoro alla scelta consapevole dei servizi, alla lettura critica dei contratti e alla prevenzione delle truffe, dato che in un periodo di profonda crisi come quella che stiamo attraversando con un'elevata disoccupazione giovanile trovano terreno fertile coloro che lucrano a danno dei giovani e del loro diritto a trovare un lavoro.
Nell'ultimo anno l'associazione BabyConsumers (info: tel. 347 3446256, www.babyconsumers.it) ha registrato le più frequenti tipologie di frodi e pratiche commerciali scorrette. «Le principali circostanze in cui bisogna prestare la massima attenzione a non essere indotti in equivoci - spiega Staffa - comprendono: il lavoro a domicilio, le vendite porta a porta, i servizi telefonici a pagamento, le iscrizioni alle banche dati, i corsi di formazione, le borse di studio, la realizzazione di book fotografici, le associazioni in partecipazione, i falsi periodi di prova, il trasferimento di denaro, le catene di S. Antonio e il marketing piramidale, i documenti da firmare».
Comuni denominatori delle truffe? False promesse di lavoro dietro esborso di denaro o corsi di formazione di scarsa qualità pubblicizzati come gratuiti, salvo poi la richiesta del versamento di somme per il proseguimento delle lezioni. Ma torniamo alle offerte che, seppur legittime, sono potenzialmente ingannevoli: «Non c'è niente di male - dice Staffa - nel proporre un contratto di associazione in partecipazione o nel vendere corsi professionali. Ognuno è libero di negoziare come vuole. Se però queste proposte commerciali vengono camuffate da offerte di lavoro, allora è chiaro che il comportamento dell'azienda è tutto fuorché cristallino».
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