Il Tirreno

Versilia

Tutto Arnaldo in un solo libro

Tutto Arnaldo in un solo libro

Oggi al Principino la presentazione del libro di Volpe dedicato al più grande carrista di tutti i tempi

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VIAREGGIO. Non una biografia in senso stretto, né un compendio antologico, bensì il racconto di una vita: quella esemplare, istrionica e originalissima di Arnaldo Galli, il decano dei maghi della cartapesta, uomo simbolo del Carnevale di Viareggio.

A scriverlo, dedicando mesi e mesi di lavoro ad un'opera che per la vastità delle notizie, degli aneddoti di un personaggio come Arnaldo rischiava di spostare il punto di fine sempre un po' più in là, si è dedicato con puntigliosa precisione (tipica da ingegnere quale egli è) Alessandro Volpe, grande conoscitore del Carnevale e dei suoi personaggi. Dei quali Arnaldo Galli è senza dubbio il più rappresentativo, vessillo di quel Carnevale di cui ha scritto pagine di grande storia grazie alle sue costruzioni allegoriche, alla sua satira pungente, alla sua inventiva geniale. A partire da quel lontano 1937 quando ad 11 anni vi debuttò con una mascherata isolata fino al giorno del suo ritiro con alle spalle 19 vittorie conquistate con i carri di prima categoria. Ma Volpe – in questo volume Arnaldo Galli pubblicato da Pezzini Editore che sarà presentato oggi alle 17.30 al Principino - non si è limitato a mettere insieme informazioni da manuale ricostruendo in maniera enciclopedica medaglie, podi, prestazioni , ma ha voluto raccontare i momenti importanti della vita di Arnaldo Galli, quelli che hanno fatto sì che Arnaldo fosse e diventasse appunto per tutti semplicemente Arnaldo Galli, il mago, lo scultore della cartapesta o carta a ricalco, ma anche il pittore, l'artista, e l'appassionato di pesca; quel bambino che non stava bravo a scuola, e che punito dal proprio insegnante poco attento alle sue doti, andava nell'altra classe e riempiva lavagne di disegni realizzati con i gessetti colorati, che altri maestri più illuminati sapevano invece apprezzare, Arnaldo come Michelangelo, in un paragone un po' ardito e provocatorio che Volpe azzarda nel preludio al suo libro: entrambi giovanissimi allievi alla bottega di più illustri maestri d'arte (Domenico Ghirlandaio in un caso; Michele Pescaglini nell'altro); entrambi autodidatti, entrambi con la tendenza ad usare la mano sinistra un tempo ritenuta la mano del diavolo; entrambi affascinati dai materiali che trovavano intorno ai luoghi dove abitatavano (la pietra serena fiorentina l'uno, il legname dei maestri d'ascia e calafati l'altro). Entrambi con un caratteraccio: irascibili, poco propensi al dialogo, un po' prepotenti nel voler affermare la propria inventiva e anche decisamente “garosi”, spinti cioè da una grande tendenza alla competizione, stimolo però della loro creatività ed ispirazione.

Un ritratto di Arnaldo a tutto tondo, come a voler mettere la sua figura su un carro da guardare a 360° senza dimenticare però il contesto, quella Viareggio del Novecento (Arnaldo Galli è nato nell'aprile del 1926) che via via è andata sviluppandosi “secondo un piano urbanistico lungimirante – come precisa l'autore – concepito dalla duchessa Maria Luisa di Borbone nella prima metà dell'Ottocento, quella Viareggio poi divenuta 'Perla del Tirreno' e méta di molti personaggi illustri del mondo della cultura che la ritenevano un centro importante”. Una città fotografata, attraverso lo scorrere della vita di Arnaldo, anche nella sua trasformazione, nelle sue abituìdini, nelle sue caratteristiche, nei modi di dire, nel linguaggio, nelle tradizioni. Per celebrarne, sempre attraverso la vita di Arnaldo, la più importante: il Carnevale “una forma d'arte considerata – dice Volpe – troppo spesso e con una certa superficialità - 'arte minore' rispetto a quelle così dette 'più serie' come sono ritenute la scultura e la pittura” mentre è un evento meritevole di essere riconosciuto come identità culturale precipua, 'genius loci' distintivo della città”.

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