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Versilia

A giudizio per la morte di Giannotti

A giudizio per la morte di Giannotti

L’imprenditore di Querceta ucciso da un aneurisma 12 ore dopo il ricovero al pronto soccorso: imputati due medici

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QUERCETA. Rodolfo Giannotti aveva cinquant’anni, quattro figli e una ferramenta molto conosciuta in Versilia quando è morto, in ospedale, proprio un anno fa. A ucciderlo è stata la rottura di un aneurisma all’aorta di cui nessuno, durante le ore in cui rimase ricoverato all’ospedale dove era stato trasportato d’urgenza la mattina, si accorse in tempo per evitare la tragedia. Per il decesso dell’imprenditopre di Querceta sono stati rinviati a giudizio due medici - Luca Dallatomasina e Daniela Castellani - che quel 22 febbraio erano in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Cooperazione in omicidio colposo l’accusa da cui devono difendersi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 7 maggio.

Sarà dunque il dibattimento in tribunale a dover stabilire se i due medici siano colpevoli come sostiene l’accusa formulata dal pubblico ministero Enrico Corucci al termine di un anno di indagini oppure no. Sarà comunque l’occasione per fare luce su uno dei casi di “morte ospedaliera” più scioccanti che, a causa anche della notorietà del personaggio, ha sconvolto la Versilia storica. Giustizia, d'altra parte, è la sola cosa che i familiari chiedono con forza a un anno da quel tragico evento.

A suscitare i primi dubbi sull'accaduto furono in particolare le tante ore che l'imprenditore, accompagnato all'ospedale "Versilia" con un'ambulanza della Croce Bianca di Querceta intorno alle ore 8, trascorse al pronto soccorso prima del decesso (avvenuto attorno alle ore 20.15) senza ricevere le cure e gli interventi che, forse, avrebbero anche potuto salvargli la vita. «I sanitari - sottolinea l’avvocato Mariagrazia Menozzi che tutela la famiglia Giannotti - nonostante la radiografia fatta al pronto soccorso fotografasse una problematica all’aorta curarono il signor Giannotti, che per tutto il giorno aveva lamentato fortissimi dolori al torace al braccio, per problematiche gastriche».

«Rodolfo ci ha lasciato perché nell'arco di una manciata di ore, in quel luogo che dovrebbe trasformare il dolore in benessere e la paura in speranza, si è consumata una sequela di negligenze» tuona Paolo Tognetti, zio della vittima e direttore generale della "General" di Querceta.

Tognetti ha anche inviato una lettera al presidente della Regione Enrico Rossi, all'assessore regionale Luigi Marroni e a tutte le autorità del settore sanitario versiliese: «Rodolfo - vi ha scritto - ormai non è più con noi, ma fatti come questo non devono mai più accadere».

Tognetti sottolinea anche quanto riportato dal medico legale nella consulenza tecnica fornita al pubblico ministero: «Con un intervento chirurgico d'urgenza, che avrebbe potuto essere eseguito anche nel vicino Opa di Massa, Rodolfo avrebbe avuto quasi l'80 per cento di possibilità di sopravvivere».

Gabriele Buffoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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