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Parco, maxi-indagine sui conti

Parco, maxi-indagine sui conti

Sette persone indagate dalla Guardia di Finanza: nel mirino spese fuori controllo e bilanci truccati

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VIAREGGIO. L’Ente Parco usato come un bancomat. Soldi che uscivano senza un riscontro contabile serio. Ma anche entrate iscritte a bilancio prive di una copertura reale. Nell’ipotesi peggiore, e su quello è impegnata la magistratura a stabilire eventuali responsabilità, consegnata al dolo di chi voleva lucrare su soldi pubblici. È un’inchiesta con sette indagati e che riguarda la passata governance dell’Ente Parco quella condotta dalla Guardia di finanza e in particolare dal nucleo di polizia tributaria. A coordinare le indagini è titolare il sostituto procuratore, Flavia Alemi. Peculato, truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico sono i reati per i quali la Procura procede nei confronti di liberi professionisti e dipendenti dell’Ente Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli. Ieri mattina le Fiamme Gialle hanno eseguito undici perquisizioni in case e uffici tra Pisa, Pontedera, Firenze, Livorno, Grosseto, Poggibonsi e Cosenza.

Risultano iscritti sul registro degli indagati, tra gli altri, l’ex direttore dell’Ente Parco, l’ingegner Sergio Paglialunga, 61 anni, di Pisa, l’ex ragioniere capo dell’organismo, Vittorio Monni, di Pontedera, da tempo trasferito al settore “Area marina protetta” e un altro dipendente ancora al suo posto. Tutti hanno subìto la perquisizione dei finanzieri. A Monni verrebbe anche contestato il maneggio di soldi della cassa sotto forma di prestito a chi gliene faceva richiesta. Gli altri sono professionisti che hanno collaborato con l’ente per alcuni progetti o titolari di aziende private che hanno collaborato per lavori e piani di sviluppo all’interno del parco.

L’inchiesta nasce alla fine del 2013. Alla Finanza arrivano segnalazioni su un andazzo poco chiaro che durerebbe da anni. I rilievi del collegio dei revisori dei conti e del direttore Andrea Gennai, che si imbatte in una serie di artifici di bilancio da far alzare più di un sopracciglio, mettono benzina nel motore delle indagini targate Fiamme Gialle.

Durante le investigazioni vengono messi a fuoco alcuni progetti finanziati dalla Regione, ma per i quali, secondo l’accusa, non ci sarebbe un riscontro nell’esecuzione pratica, in un caso, anche con 300mila euro di fondi pubblici. Ma ci sarebbero anche episodi di anticipi di cassa per usi personali, auto dell’Ente Parco utilizzate per scopi privati e anche pagamenti anticipati ai fornitori prima ancora di aver iniziato il lavoro. E poi c’è la partita dei bilanci nei quali, almeno fin dal 1988, venivano inserite poste attive (cioè entrate) sotto forma di contributi, non più esigibili, da parte di enti pubblici. Sono stati gli attuali vertici dell’Ente Parco a rivolgersi all’autorità giudiziaria. Delle presunte irregolarità è stata informata anche la Corte dei conti.

Paolo Barghigiani

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