Il Tirreno

Versilia

La palestra della cartapesta

La palestra della cartapesta

Dalla satira agli omaggi musicali ecco i temi delle nove opere in concorso

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Le mascherate di gruppo del Carnevale come la Serie A di calcio: se nel massimo campionato italiano sono tutte a rincorrere la Juventus campione in carica, a Viareggio i mascheratisti sembrano dover fare nuovamente i conti con il vincitore dello scorso anno Luca Bertozzi, favorito per la vittoria.

Se ci credi…auguri di Luca Bertozzi. La caduta del governo presieduto da Enrico Letta, su cui poggia tutta l’impalcatura della mascherata, è stata solo un incidente di percorso: l’opera di Bertozzi convince per la genialità dei movimenti delle renne e della slitta, per l’incredibile somiglianza delle caricature e per alcuni particolari ben curati, come la peluria del vestito di Babbo Natale-Letta o i nastrini dei pacchi portati dai vari Obama e Putin.

Voli pindarici di Giorgio Bomberini. La costruzione propone otto famose performance volanti di personaggi o strane macchine aeronautiche. Bomberini, ancora una volta, sceglie i sempre validi giochi di parole per la sua opera, tra polli, cani (viene citato l’ormai celebre “Dudù”, il barboncino della fidanzata di Berlusconi), fiaschi di vino e topolini impegnati a manovrare improbabili velivoli.

Legittime aspirazioni di Michele Canova. Otto aspirapolveri dalle sembianze pagliaccesche si impegnano a rimuovere con grande solerzia i mali che affliggono da troppo tempo l’Italia: Canova si affida al doppio significato della parola “aspirazione” per portare sui viali a mare una mascherata di gruppo colorata e inserita pienamente nel solco della tradizione viareggina.

Il signor G – Omaggio a Giorgio Gaber di Roberto De Leo e Vania Fornaciari. Scelta artistica completamente diversa, invece, per la coppia De Leo-Fornaciari: la mascherata celebre l’icona del teatro-canzone, quel Giorgio Gaber profondamente legato a Viareggio e alla Versilia. I suoi brani più belli (“Destra e sinistra”, “Barbera e champagne”) prendono vita non solo sotto forma di cartapesta, ma anche in versione musicale grazie alla presenza di alcune casse che accompagnano i bei mascheroni.

Ma che palloni gonfiati! di Marzia Etna. La sfiducia dei cittadini verso la politica italiana è ormai al culmine e Marzia Etna, in crescita nelle ultime edizioni, si fa portavoce di questo sentimento comune a molti cittadini con questa mascherata di facile lettura. “Per questo ho voluto immaginare i nostri politici, di tutti i colori, secondi un vecchio detto: ma che palloni gonfiati!”, dice la costruttrice. Apprezzabili tutti i politici-mongolfiera, ma più di tutti merita una citazione la caricatura di Calderoli per la somiglianza e per l’espressività del volto.

Maschere ancestrali di Giampiero Ghiselli (su progetto di Maria Chiara Franceschini). Il titolo si rifà alle origini pagane del Carnevale, quando ci si abbandonava ad ogni genere di sfrenatezza e pazzia per propiziarsi gli dei per un buon raccolto. La mascherata è composta da figure che hanno qualcosa di antico e nello stesso tempo qualcosa di moderno e futurista, dove gli effetti pittorici e geometrici si fondono creando un forte impatto visivo.

Noi non pettiniamo le bambole di Libero Maggini. I cattivi di Hollywood e dei cartoni animati della Disney come celebrazione del lato oscuro che alberga in ognuno di noi: questa la scelta di Libero Maggini che concorre con una mascherata molto apprezzata da grandi e piccini. Particolarmente riusciti i vari personaggi, la componente più bella è forse la strega Grimilde che apre il corteo e che viene trainata da due portatori vestiti da Biancaneve.

Senza parole di Adolfo Milazzo. Gioia, dolore, tristezza, paura, sentimenti espressi dal mimo senza parole. L’immagine del volto e la gestualità del corpo parlano da sole e in un mondo pieno di parole dovremmo lasciar spazio all’osservazione silenziosa, che può farci comprendere maggiormente la nostra vita. Milazzo punta proprio sulla forza della comunicazione non verbale in questa mascherata che rimanda con dolcezza e un pizzico di nostalgia all’arte del teatro e ai tempi del cinema muto.

L’Italia a rotoli di Enrico Vannucci. La mascherata prende spunto dalla situazione italiana, dove tutto sta andando a rotoli. Non ci sono più certezze, tutto è precario, le poche garanzie che avevamo, tra manovre, riforme, tagli e chi più ne ha più ne metta, sono state cancellate. Le otto maschere rotolano in mezzo alla gente lungo il corso mascherato, creando un discreto effetto scenico oltreché cromatico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa