Gioco
Io, giurato per una domenica fra ricordi, emozioni e passioni
Riccardo Staglianò, firma viareggina di Repubblica, racconta la sua esperienza di giudice «Ma sui carri di prima categoria ho trovato pochi spunti legati alla politica e all’attualità»
di RICCARDO STAGLIANÒ
Per un nonnulla ho rischiato di perdere l'occasione della mia vita. La mail che mi ha mandato Stefano Pasquinucci, il neo-presidente della Fondazione Carnevale, era stata etichettata dai filtri di Gmail come "messaggio sospetto". In quella letterina elettronica, dopo qualche complimento tattico al viareggino errante che in qualche modo ai suoi occhi sembro rappresentare, mi ha invitato a fare il giurato per il primo corso. A me sono subito venute in mente le madrine storiche, dalla Sandrelli alla Dellera, che sovrintendevano alle cannonate di esordio dei corsi. Così, sopraffatto dal confronto con i miti erotici di allora, non ho potuto che accettare. Con enorme contentezza.
Su un piatto d'argento mi offrivano di riconciliarmi con una super passione giovanile. Per lunghi anni, praticamente ogni anno, assieme a mia nonna preparavamo maschere nuove ed elaboratissime. Almeno due o tre volte ho suonato sui carri. Sino a tutta l'università credo di non aver perso un rione. Ma da troppo tempo, aggiungendo l'ennesimo capitolo al gran libro dei sensi di colpa, non tornavo più al Carnevale. E ora addirittura potevo, pro quota, influire sulle sorti di quale carro vincerà. Smentendo per soprammercato - grazie Pasquinucci! - la condanna ancestrale del nemo propheta in patria. Peccato solo che non ci sono più i miei nonni, cha avrebbero visto simbolicamente risarcite le lunghe ore di travaglio sartoriale per il costume da torero in broccato rosso o quello da joker in raso viola.
Prima ho studiato un po' sul sito ufficiale, per evitare di perdermi qualche carro di prima categoria o una maschera isolata (i miei due ambiti di votazione). Poi sono entrato nel flusso. Dall'iPad alla realtà le mie classifichine teoriche sono state largamente riscritte. Come diceva il sottotitolo del film Godzilla, "le dimensioni contano". Un paio di carri, non male in pixel, erano così piccoli in cartapesta da sembrare di seconda categoria. Altri esprimevano concetti un po' deboli, ma la presenza scenica faceva dimenticare la scarsa originalità (potrei essere meno criptico, ma il mio ruolo pretende di salvare le apparenze). La cosa che mi ha sorpreso è un'ostilità dichiarata a internet e alle nuove tecnologie: ben due carri le hanno prese a bersaglio. Non ne sottovaluto i rischi ma, tra i mali del mondo, ai primi posti mi viene in mente altro. Un'altra tendenza generale è uno sguardo un po' nostalgico. Sigmund Freud, John Lennon e Freddie Mercury sono certo figure di primo piano, ma non proprio di primo pelo. Possibile che, rovistando negli angoli del presente, non si trovassero spunti leggermente più contemporanei? Anche la politica, rispetto ai miei tempi, mi è sembrata meno presente. O forse i carristi meno cattivi. Indubitabilmente la comicità involontaria di molti dei leader attuali rende più difficile il compito alla satira. Rientrando a casa, dopo aver consegnato le due schede compilate e sigillate, mi sono imbattuto nella vera novità. Negli spazi per le affissioni pubbliche, quelli che si usano per i necrologi, c'era una stentorea ordinanza del questore. Vietava, tra l'altro, di portare "oggetti che possano arrecare danno, offesa, molestia o disturbo alle persone". Mi sono venute in mente le disgustose mangiate di coriandoli che ci infliggevamo da piccoli. Non era tanto simpatico, ma è servito anche quello. Carnevale e regolamentazione sono una specie di ossimoro. Anche in questa versione più pastorizzata, però, è stato bello tornare.
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