Il cyberagno di Avanzini contro l’isteria dei Lebigre
Gara a due per il primo posto, col John Lennon dei Cinquini possibile outsider
È sempre difficile stilare delle pagelle dopo un solo corso. Anche se già dalla prima sfilata si intuiscono delle gerarchie che difficilmente potranno essere ribaltate nel corso delle settimane. Una cosa, però, è certa: la qualità media delle costruzioni di prima categoria è sicuramente buona. Con alcuni picchi di eccellenza.
La rete
di Alessandro Avanzini

Il trionfatore della scorsa edizione con il Minotauro si candida di diritto anche quest'anno alla vittoria finale. Ma, soprattutto, conferma ancora una volta quelle doti di sperimentatore che all'interno del Carnevale ne fanno uno dei costruttori più illuminati. Il cyberagno con la testa a forma di mouse che tesse la sua rete fatta di fili e microchip sembra uscito direttamente da un film di fantascienza. E difficilmente Avanzini avrebbe potuto dare in altro modo un effetto metallico così ben riuscito alla sua fredda, quasi asettica creatura. Ma la dote maggiore de La Rete è racchiusa nel movimento del ragno, sinuoso e leggero, di un realismo quasi sconcertante. Con la forma che diventa al tempo stesso sostanza, visto che la levigata perfezione della macchina finisce per essere lo specchio di una tecnologia che sembra aver cancellato l'errore umano. Una nota di merito anche per i costumi a led: una novità di grande effetto (soprattutto in notturna) che, anche concettualmente, non è fine a se stessa.
Voto: 9
Hysteria
di Gilbert Lebigre e Corinne Roger

Genialità ed arte in puro stile Lebigre. Le tre figure principali che dominano il carro, realizzate con i materiali di riciclo più disparati, colpiscono lo spettatore per i colori shock, la modellatura fuori dagli schemi, il tratto quasi fumettistico. E trasmettono già a pelle quel senso di isteria collettiva che il carro vuol comunicare al pubblico. Ma il carro è originale (e ardito) anche da un punto di vista strutturale, con i mascheroni di Freud, Frankenstein e della donna che si dividono equamente la scena senza che vi sia un unico protagonista. Buona anche l'idea della libreria sul retro, che alleggerisce il paretone posteriore e gli dà un senso non slegato al resto del carro. C'è poca cartapesta? Verissimo. Ma non ci sentiamo di giudicarlo un difetto, visto che l'uso dei materiali alternativi sperimentato quest'anno dalla coppia italo-francese sembra avere una sua motivazione legata agli effetti ricercati. Se una critica ci sentiamo di imputare a Gilbert e Corinne – e che influisce sulla valutazione finale – è quella di aver portato al primo corso per l'ennesima volta un carro incompleto (soprattutto sul retro). Un “marchio di fabbrica” che davvero non ci piace. Per il resto, per dirla alla francese, chapeau. Il podio è molto più che una legittima aspirazione. Il primo posto, con ogni probabilità, se lo giocherà invece con il Cyberagno di Avanzini.
Voto: 8,5
Revolution
di Umberto e Stefano Cinquini

C'è il faccione sognante di John Lennon che per una generazione di giovani è stato molto più di un simbolo. C'è la sua musica immortale, che continua ad emozionare anche dopo decenni. Ma quella compiuta dai fratelli Cinquini è molto più di una semplice (e un po' ruffiana) operazione amarcord. Il carro vive infatti di due momenti distinti: il bianco e nero iniziale che caratterizza anche cromaticamente l'ex Beatles mentre si chiude fra le mani il volto lascia successivamente spazio all'esplosione di energia che si libera quando la costruzione si apre, si anima e si colora. Un effetto reso ancor più potente dalla saggia scelta dei costumi.
Voto: 8
Voodoo
di Carlo Lombardi

Sarcastico, provocatorio, iconoclasta. E' un Carlo Lombardi che sul piano dei contenuti osa molto più del solito, quello che sfila quest'anno con Voodoo. L'abbinamento della bambolina conficcata dagli spilloni con le tre grandi croci cristiane su cui è poggiata è irriverente come dovrebbe sempre essere la satira. E per una volta gli perdoniamo anche il ricorso alle scritte didascaliche sugli spilloni che spiegano i tanti mali da cui è afflitta l'Italia. Le lapidi sul retro e il patibolo su cui viene brutalmente impiccato Berlusconi (dettaglio destinato a far discutere) donano al carro una atmosfera gotica che ben si addice al soggetto. Ma a colpire gli spettatori è anche la scelta felicissima dei colori (e ancor più dei materiali) che caratterizzano la bambolina patchwork utilizzata per i riti voodoo. Qualcosa ci sarebbe da dire semmai su un eccesso di staticità del carro, ma l'impressione è che non tutti i movimenti fossero rodati. Comunque sia, un decisissimo passo avanti rispetto al pollaio dello scorso anno.
Voto: 7,5
Il ladro di sogni
di Simone Politi e Priscilla Borri

Il volto del mostro che domina il fronte del carro è paurosamente azzeccato per espressività e movimento. E forse, giocando con il titolo, ruberà davvero qualche sogno ai bambini che animano l'interno della cassaforte ai piedi della costruzione. Perfettamente riuscito anche l'effetto cromatico, con il rosso acceso del corpo e del mantello che è di grande impatto. Tuttavia la parte del carro che ci è piaciuta di più e che rende la costruzione assolutamente originale è il retro, al tempo stesso inquietante e suggestivo, con il corteo di manichini in giacca e cravatta in stile Magritte contemporaneamente ammaliati e inebetiti dal potere del denaro che regala alla costruzione una seconda e più profonda chiave di lettura. Se un qualcosa di più ci si poteva aspettare dalla coppia Politi-Borri riguarda semmai le dimensioni, con il carro che non dà quella sensazione di gigantismo che altre costruzioni riescono ad ottenere.
Voto: 7,5
La penisola sommersa
di Luigi e Uberto Bonetti

La Torre di Pisa, il campanile di San Marco e quello di Giotto, il Colosseo sono tecnicamente perfetti, fedelissime riproduzioni in scala degli originali. Spettacolare è anche il movimento di Nettuno, che grazie ad un abile gioco di pistoni si alza in piedi e si rimette a sedere come se fosse vero. Ma rispetto ad altri carri firmati negli ultimi anni dai gemelli Bonetti, a questa Penisola sommersa che rischia di finire sott'acqua ogni giorno di più sembra mancare quel calore e quell'anima che rendono un carro vivo e ben riuscito. Un'anima che i personaggi con le caricature dei politici che si agitano intorno al carro – unici dettagli veraci di una costruzione troppo “cartolina” - non riescono a donare. Peccato.
Voto: 7,5
Un carro... armato di allegria
di Massimo Breschi

Il cingolato di Massimo Breschi, fedele ad uno stile ormai consolidato, è la quintessenza dello spirito più autentico del Carnevale: messaggio semplice e immediato ma non per questo banale, grande spettacolarità, allegria contagiosa, gigantismo. Il tutto arricchito da un corteggio di maschere a terra che rappresentano un valore aggiunto. Da un punto di vista strutturale, però, il carro armato ricorda un po' troppo la macchina degli sposi sfilata lo scorso anno, che per altro proponeva movimenti e soluzioni scenografiche ancor più ardite (ad esempio il ruotare della macchina a 360 gradi che il carro armato invece non ha). Insomma, pur trovandoci di fronte ad un buon carro, quest'anno sembra mancare quella voglia di osare e sperimentare che nelle ultime edizioni ha fatto crescere (e tanto) il talentuoso costruttore viareggino.
Voto: 7
L'acchiappasogni
di Franco Malfatti

Il gigantesco stregone indiano che domina la parte centrale del carro è ben fatto e spettacolare. Ma, soprattutto, è splendidamente colorato, confermando le doti cromatiche di Franco Malfatti, costruttore che con il pennello in mano ha ben pochi rivali all'interno della Cittadella. Non ci convince appieno, però, il resto della struttura. Le farfalle che ruotano intorno alla figura principale non riescono ad esprimere quell'effetto di leggerezza che probabilmente l'autore ricercava in fase di progettazione. Così come non particolarmente efficaci appaiono i movimenti.
Voto: 6,5
Non entrare in quel portale
di Fabrizio Galli

Il mondo del web e i suoi codici. Ma, soprattutto, i suoi pericoli. È l’argomento di grande attualità trattato quest’anno da Fabrizio Galli. Un tema complesso che viene sviluppato con grande dispendio di energie ma forse in maniera un po’ troppo confusa. E con scelte non tutte convincenti. Originali sono ad esempio le cubiste virtuali inserite nelle pareti laterali del carro. Pregevole (ma un po’ avulso dal contesto cromatico del carro) il ragazzo con il tablet in mano che offre il suo cervello al mostro che domina il carro. Belle le coreografie a bordo e a terra. Ma proprio il cyborg ragno protagonista della costruzione non sembra sufficientemente efficace.
Voto: 6,5
Figli di un dio minore
di Roberto Vannucci

Galeotto fu il vento. Già, perché le folate che durante il primo corso si sono abbattute sui viali a mare hanno tolto al Freddie Mercury alato di Roberto Vannucci quell'effetto volo che doveva essere (e probabilmente sarà) la forza del suo carro. L'obbligo di tenere chiuse le ali per motivi di sicurezza impedisce così un giudizio oggettivo sulla costruzione, necessariamente rinviato alle prossime uscite. Anche se lo slancio verticale della costruzione sottolineato dall'altissima torre che fa da sfondo all'ex voce dei Queen (elemento, questo, che ricorre frequentemente nelle sue costruzioni) lascia intuire importanti potenzialità.
Voto: da rivedere
@ClaVecoli
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