Il dolore
la riscossa dei “docche”
PIETRASANTA. Poi c’era Giovà Zampetta che fra un taglio di capelli e l’altro scriveva le canzoni per il Carnevale. Aveva il pianoforte nel retrobottega e quando gli veniva in mente qualcosa lasciava...
PIETRASANTA. Poi c’era Giovà Zampetta che fra un taglio di capelli e l’altro scriveva le canzoni per il Carnevale. Aveva il pianoforte nel retrobottega e quando gli veniva in mente qualcosa lasciava i clienti, straniti e irritati, con la barba o capelli mezzi fatti e si metteva al piano. A suonare. Ti ricordi? E alla fine l’aneddoto, il personaggio, il modo di dire, i luoghi lasciano una scia di cui, evidentemente, un po’ tutti, sentivano la mancanza all’ombra del campanile di Pietrasanta. Perché l’amarcord, gioioso e amaro al tempo stesso, che da qualche giorno scorre impetuoso e irrefrenabile su facebook alla voce “pietrasantini docche” ha contagiato generazioni di uomini e donne che a stento, se si incontrano in via di Mezzo, oggi si riconoscono.
Perché il ricordo va oltre uno sguardo e un volto, è contagioso o, come diceva il Vate, più semplicemente è nutrimento per l'anima. E allora in 631, sempre nel breve volgere di poche decine di ore, hanno intrapreso un percorso a ritroso, mettendo insieme i tasselli di un puzzle infinito di foto, parole e posti che partendo dai campetti della Rocca scivola gaudente in piazza del Duomo e via di Mezzo, fino al Prado e alla Pesa per poi ricongiungersi, in mille rivoli a Pontestrada e al vessillo, oggi ammainato, dei Salesiani.
Negozi&co. «Ma vi ricordate i negozi che cerino una volta? A Porta a Lucca - scrive Nicola Mattei - c’era la Marisa della pesca, la Paola della frutta, la Smeralda per la gastronomia, la Milena e Giuliano anche loro della gastronomia, Mauro il macellaio, Cicò, il Cro, Nello e la Nada alla sala giochi bar, la Lia al bar, la Farmacia con Paolo e la dottoressa piccolina, le sorelle del pane, Mario e la Silvana per l’elettronica , Santino per gli utensili e bricolage, il Barbetti con l’onice e sull’angolo davanti alle scuola c’era un altra frutta e verdura con l’Imperia». E oggi dove il glamour gastronomico de L’Enoteca Marcucci è protagonista «ci trovavi Silve’ delle biciclette - ricorda Anna Coluccini - vendeva anche il carbone e la legna e, andando giù per la via Garibaldi, c’era una macelleria e davanti la Anna Bibolotti che faceva la parrucchiera e di fianco al Duomo la Giuliana di Manzù». Per non parlare, anni ‘50 e ‘60, come evidenzia Marco Berti, della «Pesa pubblica, fra il viale e la ferrovia, gestita da Scarfo’, una figura all’epoca. Poi, il giovedì, c’era il mercato delle bestie con vacche, maiali, pecore, capre, contadini e mediatori». Innescato il ricordo, il richiamo alla memoria diventa irresistibile: le giostre sul Prado - piazza Statuto -, i gabinetti pubblici « con la Marì», i maccheroni da Pierino e le paste dal Dazzi, la sagra e i fuochi dopo il Carnevale, le Gaggioli, quelle delle scarpe in via di Mezzo - ci sono ancora oggi - il Verona in piazza Duomo, dove comprare maglie e pantaloni era d’obbligo, i giocattoli del Bonci. «E il cinema Splendor che quando davano la Fenech c’era scritto vietato ai minori di 14 anni o censurato» scrive, intriso di nostalgia, Massimo Pierotti.
Personaggi. Non esiste gradualità di importanza nel rievocare un volto di paese, che poi nel tempo assume le sembianze della leggenda. Ci prova Andrea Bottari. «Marino il becchino, Bertozzino il meccanico, Frà Tagliarino, la “Zia” del Bigicchi, Franchino il fabbro, la Bianca, Zucchello, Carlino, Giovà Zampetta». E ancora «Sirio del bar Michelangelo, Ottavio Biagi di Pontestrada, che gestiva il bar Coppo, Roberto Farnocchia, Lellè e Giulianone, Silvè il biciclettaio, Vittò Cricco, Carlino il meccanico di piazza Crispi, Carlino il macellaio di piazza Giordano Bruno, Fiorello, la Olga che aveva il negozio dove oggi c'è il bar Pietrasantese, Piè il Pasquini, Popi e i Free Spirits, Aronne a Porta a Lucca, la Tina del Pucci, Gegè di via di Mezzo, la Selina e Stipino, La Rita del Topo e Padre Aquilino» leggiamo nello “zampillare” di voci sulla bacheca “docche”. Un elenco ovviamente incompleto, mentre altri volti, sulla stessa bacheca, tornano a riproporsi.
Olimpiadi e altre storie. Poi c’erano le Olimpiadi nei campetti della Rocca che sovrastano piazza Duomo Gruppi di ragazzi, divisi per nazioni, corse, lanci, un movimento perpetuo di bimbetti che all'eclissare dell'estate coloravano di grida e sberleffi le mura cittadine. «Il mi capitano era Eri’ Pasquini.... con un urlo mi fece vince la staffetta... con la Finlandia, stavo insieme a Giovà Minì e Ringhetto» scrive ancora Pietro Lazzerini. Anche se il piastrino docche la «domenica andava allo stadio a vede’ il Pietrasanta e dall’altoparlante sentiva “Aria” di Marcella Bella, e sopratTutto la pubblicità di Gege’ music, Franchino a guardare le porte, Ciucciu’ a infila’ ombrelli fra le reti di recensione, Robe’ Farnocchia a organizza’ tutti con quel filo di voce che tutt’ora mi sembra di sentire. Le semine comprate al bar del campo e il Mori ad annunciare le formazioni. Non lo scorderò mai» è il messaggio di Andrea Focacci. L’epilogo, se mai epilogo ci sarà del pietrasantino docche, è una grande festa che andrà in scena ai primi bagliori della prossima estate: sicuramente nel centro storico, molto probabilmente dalle parti dei campetti della Rocca, forse troppo piccoli per accogliere questo popolo di “piastrini” che, cresciuto fra strade e piazza, fortunatamente, non ha mai dimenticato. Perché in fondo, come dicevano i “vecchi”, sono i ricordi, a tenere uniti, ciò che il tempo e il destino hanno diviso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
