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Versilia

I pietrasantini autentici? «Quelli che sono cresciuti tra la piazza e la Rocca»

I pietrasantini autentici? «Quelli che sono cresciuti tra la piazza e la Rocca»

Parla il promotore dell’iniziativa, Daniele Bazzichi: i tempi cambiano ma in questo modo teniamo vive tradizioni ed emozioni

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PIETRASANTA. «Alla fine altro non è che è un viaggio a ritroso davvero emozionante. E questo vuol dire che tutti noi, non abbiamo dimenticato». Daniele Bazzichi, l’ideatore di “Pietrasantini docche”, parte subito da una premessa, evidentemente sentita dal “piastrino d'origine controllata”. «Questa storia che abbiamo preso spunto o peggio ancora copiato “Sei del Forte” davvero non esiste, perché qui nessuno ha copiato un bel niente. È un meccanismo, che si riconduce alle tradizioni paesane, che non nasce né a Forte e neppure, come ho letto, a Firenze. E poi, noi, non ricorriamo all’ipotetico, come fanno dalle altre parti, noi siamo “docche” , a prescindere».

Ma chi è il pietrasantino “docche”? «Quello che è cresciuto fra la piazza e la Rocca, che andava a giocare ai Salesiani, che si è ghiacciato “il culo” sui gradoni del Duomo e ha bevuto la spuma dal Bigicchi, dove poi giocava la schedina. Che si è fatto migliaia di vasche lungo via di Mezzo o andava a “sfranellà” sempre su alla Rocca. Oppure ancora andava da Coppo, il ristorante, a Pontestrada o giocava a pallone alla Pesa, là dove oggi c'è il parcheggio e comprava le paste, la domenica, dal Dazzi».

A Forte l'amarcord è visto anche e soprattutto come un vessillo issato contro un presente e un futuro che sembra cancellare ogni tradizione. «Ma è la vita che fa il suo corso. Anche a molti di noi piaceva di più la piazza di una volta - spiega Bazzichi - con i suoi personaggi e il suo ritmo paesano cadenzato, ma se oggi ci sono ristoranti e gallerie, happy hour e movida notturna, che ci vogliamo fare? La verità è che la nostra pagina, resa possibile anche grazie al lavoro del mio “segretario” Pietro Cacia, non è contro qualcosa o qualcuno, ma è solo un modo, diretto, per risvegliare le tradizioni e le belle emozioni che Pietrasanta ci ha regalato quando eravamo bambini o ragazzetti. Quelle emozioni che non sembrano mai finire, quando leggi di certi ricordi o ancora rivedi vecchie foto che davvero, ti fanno venire i lucciconi agli occhi, dal ridere e dal magone che hai dentro. E così torni a sognare e a fantasticare, come quando eri bambino e come sempre meno si fa oggi». (l.b.)

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