Sicurezza
L’Indiano di Malfatti che acchiappa i sogni
Il costruttore recupera alcuni storici carri del passato (Pardini, Baroni, Galli) e si affida ad uno sciamano che predice un futuro finalmente migliore
Franco Malfatti, classe 1964, carrista dotato di sensibilità poetica e di un delicato senso del colore, eredita la passione per il Carnevale dal padre Sauro, che per anni ha curato i movimenti dei carri di Sergio Baroni. E' proprio nell'hangar di Baroni che Franco muove i primi passi nel mondo della cartapesta. Debutta nel 1985, con la maschera isolata "I tempi cambiano" che si aggiudica il terzo premio. Nel 1987, fra i mascheratisti con "I lupi di mare" si aggiudica subito il primo premio. Nel 1989 con la mascherata "Caccia al tesoro" sale nuovamente sul terzo gradino del podio e gli vale il passaggio alla categoria dei carri piccoli. L'esordio è nel 1990 con il carro "Vieni, vedi, torni", un omaggio alla Viareggio turistica. Nelle costruzioni di seconda categoria vince il primo premio nel 1994 con "Il genio", un enorme scimmione che rappresenta l'evoluzione della mente dell'uomo, e l'anno dopo il secondo premio con "La creatura", che presenta Frankestein e che sembra quasi lo sviluppo del tema dell'anno precedente. Nel 1996 è tra i carristi di prima categoria, dove nel 1999 presenta "Alta tensione", una costruzione scioccante, di forte impatto per il tema trattato: un grande scheletro, drammaticamente eloquente inserito in un contesto cromatico dai toni tenui che sfumano la tensione emozionale dell'immagine, seduto su una sedia elettrica denuncia la pena di morte in vigore in molti paesi del mondo. Lo choc del messaggio fa presa sul pubblico, piace alle giurie e sfiora la vittoria. Finalmente, nel 2001 si aggiudica il suo primo premio fra i carri grandi con "Le rovine d'Italia", dove rappresenta il deterioramento dell'Italia. L'anno scorso ha realizzato "Non ti scordar di me" che ha portato sui viali la drammatica attualità del sovraffollamento delle carceri. Un argomento difficile trattato con sensibilità e poesia.
Quest’anno Franco Malfatti con il suo "L'acchiappasogni", invita a sognare un futuro migliore. La costruzione rappresenta uno stregone indiano che, con il suo magico amuleto, insegna a filtrare sogni e visioni. Con la scelta di questo soggetto Malfatti compie un'interessante operazione di recupero della memoria storica del Carnevale. Infatti, un enorme indiano era rappresentato nella costruzione "Un carro nel Duemila", di Alfredo Pardini, del 1929, ed era il soggetto anche del carro "Toro seduto" di Sergio Baroni, del 1959, al quale faceva anche riferimento il complesso "Tribù a convegno" di Arnaldo Galli. Nel carro "L'acchiappasogni" di Franco Malfatti, la figura dello sciamano indiano seduto nell'atto di celebrare, con il suo magico amuleto, il rito propiziatorio, ha un postura solenne, nel volto scavato dal sole e dai segni della vita, uno sguardo severo reso quasi dolente dalla consapevole conoscenza del senso effimero della vita e delle difficoltà dell'uomo a liberare la mente ed il cuore dalle catene della quotidianità. Intorno, un volo di colorate farfalle, simbolo dell'anima, ma anche indice della libertà alla quale ogni uomo, capace di sapersi liberare dai lacci delle convinzioni e dei conformismi imposti dalla società e dalla cultura di ogni tempo, aspira, che si librano verso il cielo. La spettacolarità del carro è accentuata da un contesto scenico di grande impatto che ricostruisce la sacralità pagana della cerimonia propiziatoria, con una moltitudine di indiani danzanti e una colonna sonora suggestiva e coinvolgente.
(8 - continua)
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