Il dolore
Apre in Versilia l’Osservatorio su tasse e imposte
L’iniziativa della Confcommercio al servizio delle imprese Il direttore Pasquini: agevolare le aziende o chiuderanno
VIAREGGIO. Entra in funzione anche in Versilia l’Osservatorio sui tributi. A vararlo è la Confcommercio, preoccupata dal vertiginoso aumento di tasse e imposte locali che sta gravando sulle imprese. L'obiettivo è aiutare gli imprenditori a verificare la correttezza di quanto richiesto dai Comuni, ma soprattutto analizzare - dati alla mano - l'incidenza della tassazione locale sui bilanci aziendali per sollecitare le amministrazioni calmierare l'esazione rivedendo i parametri applicativi.
«Si tratta di aiutare le imprese a non chiudere - sottolinea il direttore della Confcommercio provinciale Rodolfo Pasquini - solo per i rifiuti, l'aumento medio dell'imposta è di oltre il 300% rispetto all'anno passato, a fronte di incassi in discesa a causa della contrazione dei consumi. Di questo passo, le imprese saranno costrette a chiedere un prestito in banca per pagare i tributi. E se dovesse accadere, sarà chiaro che c'è qualcosa da rivedere nel sistema. Se a livello nazionale ora si può fare poco, a livello locale abbiamo margini di trattativa più ampi perché a nessuna Amministrazione Comunale piace che le imprese del proprio territorio scompaiano. Sarebbe una perdita di occupazione e ricchezza subito tangibile nella sua drammaticità, che mette a rischio sviluppo e perfino coesione sociale. Ecco perché con i dati raccolti attraverso l'Osservatorio Tributi andremo ad incontrare i Comuni per presentare la realtà dei fatti, i rischi connessi e le possibilità di cambiare le cose rivedendo i criteri applicativi delle varie imposte o creando agevolazioni».
Secondo l'ufficio studi nazionale di Confcommercio, con l'introduzione della Iuc, l'Imposta unica comunale introdotta dalla legge di stabilità, che ingloba Imu, Tasi (imposta sui servizi indivisibili dei Comuni) e Tari (tassa sui rifiuti), nel 2014 si registrerà un salasso per le imprese dei servizi e del terziario. Sul fronte della Tari (la vecchia tassa sui rifiuti Tares), dall'analisi delle maggiorazioni tariffarie effettuata su un campione di sei grandi regioni (Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia) emerge un incremento medio dei costi pari al 302%. Gli aumenti più salati per i negozi di ortofrutta, pescherie, fiori e piante (+627%), discoteche (+568%), ristoranti e pizzerie (+548%). Incrementi ingiustificati, derivanti essenzialmente dall'adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta.
C'è poi la questione dell'imposta sugli immobili, che ha portato a livelli esorbitanti l'Imu per alberghi e capannoni commerciali. «Una penalizzazione troppo pesante per il sistema imprese, già messo duramente alla prova dalla congiuntura» conclude Pasquini.
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