Sicurezza
Case occupate, stop sgomberi Soluzioni per ciascun nucleo
Vertice in Prefettura tra Comune, Provincia e Regione. Un progetto per fine mese Gli assistenti sociali esamineranno caso per caso per arrivare al rilascio spontaneo degli alloggi
VIAREGGIO. Una nuova riunione, entro fine mese, per «analizzare le proposte progettuali avanzate dal Comune». Al tavolo del Prefetto Giovanna Cagliostro, insieme al sindaco Leonardo Betti , anche il suo assessore al sociale, Isaliana Lazzerini, il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, accompagnato dall'assessore provinciale Mario Regoli, l'assessore regionale al welfare ed alle politiche della casa, Salvatore Allocca. Insomma, tutti gli Enti competenti per dipanare la matassa non degli sfratti per morosità, dei quali è stato più volte richiesto il blocco a causa delle condizioni di grave crisi della città, ma degli sgomberi delle case popolari occupate da oltre 15 anni.
Sgomberi disposti dalla Procura, nell’ambito dell’azione che la magistratura ha intrapreso per fare luce su come è stato gestito il patrimonio di alloggi popolari. In una città dove - che siano banchine, appartamenti o società partecipate - ciò che è pubblico sembra destinato unicamente a privilegiare pochi a discapito della collettività.
I provvedimenti di sgombero restano, sembra di capire, ma solo sulla carta. Nella realtà, invece, gli assistenti sociale del Comune di Viareggio che non riescono a far fronte all’attività quotidiana in aumento esponenziale, si caricheranno dell’esame delle singole posizioni degli sgomberandi, analizzandone la reale situazione economica e sociale, per arrivare a trovare collocazioni abitative prima che lo sgombero sia disposto.
Peccato solo che si tratti di nuclei familiari che al servizio sociale siano più che conosciute, avendo usufruito di più di un contributo pubblico nonostante la situazione di illegalità abitativa derivante dall’occupazione di alloggi destinati a chi, invece, da anni attende di poter esercitare il proprio diritto, avendone avuti riconosciuti tutti i requisiti.
Insomma, da una parte la Prefettura - nello scarno comunicato diffuso al termine dell’incontro - sottolinea come le soluzioni allo studio siano «finalizzate alla tutela delle situazioni di fragilità sociale nel rispetto dei principi di legalità»; ma dall’altra viene riconosciuto il diritto, ad occupanti ventennali, di vedersi trovare un alloggio dallo stesso Stato beffato contravvenendo alla legge.
Non solo perché si è occupata la casa, ma anche perché si è resistito agli sgomberi, si è tentato di assediare il Municipio, si è minacciato questo e quello, e così via.
La soluzione, dunque, saranno «misure di accompagnamento» al rilascio degli alloggi popolari occupati. Studiate su misura sulle necessità dei singoli nuclei familiari che mostrino di avere al proprio interno minori, anziani, disabili, invalidi e situazioni gravi di disagio sociale. Su questo, pare di capire, dovrà lavorare il Comune (attualmente nel caos più totale per i fatti propri, passato dall’assedio post sgomberi alla crisi di Giunta) presentando per fine mese un progetto dettagliato.
Intanto, sul fronte delle case popolari, c’è da chiedersi se sarà necessario trovare soluzione concordate anche con qui nuclei oggetto delle indagini della Procura in relazione a chi è rimasto negli appartamenti senza averne titolo e a chi ha superato da tempo il reddito previsto e dunque dovrebbe lasciare il posto a chi ne ha più bisogno.
Se così fosse non basterebbe un esercito di assistenti sociali. E verrebbe da chiedersi: ma quali progetti ha in serbo, invece, il Comune per tutti coloro che stanno perdendo, a causa della crisi, le abitazioni pagate con affitti a peso d’oro? La domanda merita una risposta, se non altro - come si dice - per “fare pari”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
