Lutto
Quei clienti spaventati dal Fisco E il negozio non vende più i Rolex
Il disappunto dei commercianti per l’obbligo di comunicazione degli acquisti sopra i 3.600 euro «Ok la caccia agli evasori, ma così si scoraggiano anche gli altri. Che ci snobbano e vanno all’estero»
VIAREGGIO. «I rolex? Non li ordino più. È inutile tenerli in negozio: la gente va a comprarli in Francia o in Svizzera, perché ha paura di finire sotto la lente d’ingrandimento del Fisco se li acquista qui».
Lo sfogo è di un notissimo commerciante della città, che ha chiesto di rimanere anonimo. Anche perché il tema, diciamolo, è assai delicato: come ci si può lamentare degli effetti della caccia all’evasore, protagonista indiscusso di buona parte dei problemi del nostro Paese? Eppure, non sono pochi gli esercenti che vendono merce di lusso ad essere perplessi per la vicenda dello spesometro. Che prevede, per i titolari di partita Iva, la comunicazione all’Agenzia delle Entrate di tutte gli acquisti superiori ai 3.600 euro fatti dai clienti. Al momento, nel mirino sono finite le spese del 2011; ma è chiaro che anche i prossimi affari con importi simili finiranno prima o poi sotto gli occhi del Fisco. Che utilizzerà questi e altri dati per comporre l’ormai famigerata super Anagrafe tributaria, in base alla quale scatteranno i successivi controlli.
«In effetti, il problema c’è - afferma Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti - tutte le volte che parliamo di lotta all’evasione, e di provvedimenti che puntano a tracciare gli acquisti, ci troviamo a esaminare due esigenze diverse e legittime entrambe. Da un lato c’è la caccia ai furbetti, che è quantomai necessaria perché sappiamo tutti di che tipo di cifre si parla. Dall’altra non dobbiamo dimenticarci che questo tipo di provvedimenti ci sono solo in Italia, proprio perché il fenomeno del “nero” da noi è più ampio. E così, accanto all’esigenza di fare chiarezza su chi compra cosa e dove, si finisce per irrigidire un sistema che altrove è assai più elastico. Giustamente, l’esercente che vende i rolex e che vede il proprio cliente andare in Francia o in Svizzera, si arrabbia. Perché passi per il Paese elvetico, che sappiamo essere molto tollerante su questo punto, ma è imbarazzante che Francia, Germania e simili siano in Europa con noi, eppure abbiano regole diverse». Quello che chiede Confesercenti, insomma, «non è una riduzione nell’impegno contro l’evasione fiscale - dice Pasquini - ma regole certe, semplici e uguali per tutti. Che evitino di creare storture come quella di cui stiamo parlando».
Anche Confcommercio, tramite il presidente viareggino Piero Bertolani, esprime la propria perplessità su «una specie di terrorismo psicologico che sta scoraggiando non tanto e non solo i furbi, ma anche quelli che pagano le tasse, e che possono permettersi acquisti importanti. Quello che accade per gli orologi di pregio avviene anche per la nautica: se ogni giorno si martellano gli imprenditori e i titolari di barche, la conseguenza è che loro se ne vanno in Corsica o in Costa Azzurra. Ripeto: guai a giustificare chi evade il Fisco. Ma quelle persone che spendono denaro in maniera legittima fanno girare l’economia: rinunciare a loro significa penalizzare l’intero sistema. Compresi quelli che i rolex non li possono comprare».
@matteotuccini
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