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L’ex maresciallo Cappelli vince contro il Comune

L’ex maresciallo Cappelli vince contro il Comune

Dieci anni fa gli fu negato, nonostante un concorso, di fare il capo dei vigili Oggi in appello il tribunale del lavoro gli riconosce lo stipendio da comandante

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FORTE DEI MARMI. Difficile dire se la sentenza, emessa dalla Corte di Appello di Firenze - sezione lavoro alcune settimane fa, scriva la parola fine su uno dei tormentoni della vita amministrativa di Forte dei Marmi degli ultimi anni. Di certo fissa un punto fermo in una storia complicata: all’ex maresciallo dei carabinieri, al comando per anni delle stazioni di Querceta e poi di Forte dei Marmi, Bruno Cappelli il Comune dovrà pagare, per intero, lo stipendio da funzionario comandante dei vigili urbani per il periodo per il quale ha prestato servizio. Solo pochi mesi, comunque, per una cifra complessiva, tra differenza di stipendio e spese legali, pari a poco più di 10mila euro.

L’impegno di spesa nei confronti di Cappelli è stato pubblicato sull’albo pretorio del Comune pochi giorni fa. Più o meno a 10 anni di distanza dall’inizio di questa vicenda. Cappelli, nella primavera del 2003, già a capo della locale stazione dei carabinieri, decide di partecipare al bando del Comune per la selezione di un comandante della municipale. Lo vince e poco prima di entrare in servizio presenta le proprie dimissioni dall’Arma. Quasi contemporaneamente l’amministrazione comunale, all’epoca guidata dall’ex sindaco Roberto Bertola, gli comunica che il concorso è stato sospeso. A quanto pare sulla procedura di selezione ci sarebbero delle irregolarità, anzi: la Procura ha già aperto un’indagine che coinvolge alcuni dei rappresentanti dell’allora amministrazione. Il motivo del contendere? Una parte dell’amministrazione avrebbe agito modificando il regolamento per la nomina del comandante dei vigili (non prevedendo, nello specifico, l’obbligo della laurea tra i requisiti) favorendo implicitamente il candidato poi risultato vincitore, cioè Cappelli. Che a un certo punto si ritrova senza lavoro: dimessosi dall’Arma non può neppure andare a fare il vigile. E così decide di rivolgersi al Tribunale amministrativo che gli dà ragione. Cappelli, alla, fine, andrà a fare il vigile urbano ma solo per alcuni mesi e senza - a quanto pare - un formale riconoscimento del suo ruolo di comandante. Da qui l’avvio di un nuovo percorso in sede legale conclusosi poche settimane fa con la sentenza di Corte d’Appello: a Cappelli è dovuto lo stipendio da comandante dei vigili per il servizio prestato al Comune.

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