Sicurezza
S. Camillo, riassunti gli addetti alle pulizie
FORTE. Dovranno essere riassunti dalla Fondazione San Camillo gli addetti alle pulizie che la clinica aveva “ceduto” nel maggio 2012 a un’azienda esterna, senza però che questo comportasse un cambio...
FORTE. Dovranno essere riassunti dalla Fondazione San Camillo gli addetti alle pulizie che la clinica aveva “ceduto” nel maggio 2012 a un’azienda esterna, senza però che questo comportasse un cambio di mansioni. Lo ha stabilito il giudice del lavoro del tribunale di Lucca.
A promuovere la causa contro la clinica fortemarmina erano stati gli stessi dipendenti, che contestavano la cessione del ramo d’azienda. Operazione con cui il San Camillo aveva, in pratica, subappaltato alla Manutencoop il servizio di pulizia della casa di cura, e con esso i lavoratori che lo eseguivano. Una “esternalizzazione” del servizio, così come viene definito in gergo, a cui gli addetti - seguiti dall’avvocato Elindo Buonaccorsi e dal sindacato Cisal - si erano ribellati. E che il tribunale ha bocciato.
Secondo il giudice Luigi Nannipieri, infatti, l’operazione in questione non si configura come una vera cessione di un ramo d’azienda, che consiste nell’individuare un soggetto esterno capace di competere sul mercato con mezzi e risorse propri. Non a caso - spiega il giudice - «gli unici beni materiali trasferiti sono due carrelli e un lavasciuga per un valore complessivo di cinquemila euro e il personale trasferito è costituito integralmente da dipendenti di categoria A, con qualifica operaio-ausiliaria». Secondo il giudice, in questo caso si è trattato di una pura e semplice cessione di contratti di lavoro, che non è consentita perché ritenuta un’illegittima forma di espulsione del personale.
Di conseguenza, il giudice ha deliberato a favore degli addetti alle pulizie, che dovranno essere riassunti dalla clinica San Camillo. Dichiarando al tempo stesso illegittimo il trasferimento di ramo d’azienda alla Manutencoop. (m.t.)
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