La manifestazione
«Contributo a mio figlio: non ne sapevo niente»
Il vicesindaco Marcello Pierucci rompe il silenzio sui soldi dati a Diretta ciclismo «La questione morale è importante, non siamo come chi accumulava incarichi»
CAMAIORE. «Quella delibera l’ho firmata senza sapere cosa contenesse, era l’ultima riunione di giunta dell’anno e avevamo molti documenti da approvare, non sapevo nemmeno di averla firmata io». Si interrompe il silenzio del vice-sindaco Marcello Pierucci sulla vicenda del contributo da 2500 euro concesso dall’amministrazione all’associazione Diretta ciclismo per la gestione del sito del Gp di Camaiore. La vicenda ha sollevato molte polemiche perché dell’associazione fanno parte il figlio di Pierucci e un collaboratore del suo studio di commercialista. «Per me la questione morale è importante - continua Pierucci - non mi piace che la gente sollevi polemiche qualunquiste con lo scopo di far sembrare tutti uguali. In passato c’era chi faceva man bassa di incarichi, noi abbiamo lavorato per evitare le concentrazioni».
Pierucci, nel suo ufficio in municipio, ribadisce la posizione già anticipata dal sindaco Alessandro del Dotto e dal Pd nei giorni scorsi. «A mio figlio - precisa - non è andato neanche un euro. Lui collabora a quel sito perché è appassionato di ciclismo, non volevamo fare favoritismi».
Il vice-sindaco, che i colleghi di partito nei giorni scorsi a microfoni spenti hanno definito «molto provato» dalla vicenda, ricostruisce l’iter della delibera approvata dalla giunta in una seduta da lui stesso presieduta e finita nel mirino delle opposizioni, con Forza Italia e l’Udc in testa.
«Doveva essere approvata in una riunione precedente presieduta dal sindaco - spiega Pierucci - ma era stata rispedita agli uffici per problemi tecnici. Poi è tornata in giunta nella seduta del 30. Io l’ho firmata insieme a tanti altri documenti: di quella prtica non so niente».
Pierucci concede a Forza Italia - che ha chiesto una verifica sulla regolarità dell’atto - di aver operato correttamente con la richiesta di verifiche. «Hanno usato i giusti toni - spiega - evitando qualunquismi e sciacallaggi da trombati della politica. Sarà il segretario generale a esprimersi sulla regolarità dell’atto».
Poi Pierucci torna sulla questione morale. «Ho scelto di fare l’assessore - spiega - rinunciando a incarichi in società come Gaia, meglio retribuiti e meno impegnativi. E l’ho fatto per lavorare arendere più morale la politica. Con il sindaco abbiamo distribuito 100mila euro di incarichi a persone di fiducia. Ma senza accumuli scandalosi e puntando su nomi nuovi».
Il 3 febbraio la vicenda sarà discussa in consiglio comunale: una riunione che si annuncia infuocata.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
