Il Tirreno

Versilia

Un regalino da 50 euro? Meglio di no, è corruzione

di Valentina Landucci
Un regalino da 50 euro? Meglio di no, è corruzione

Nel nuovo codice di comportamento per i dipendenti pubblici giro di vite anche sui doni tra colleghi. Scatta il divieto di collaborazioni con privati

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VIAREGGIO. Feste più povere, d’ora in avanti, nei Comuni e negli enti pubblici della Versilia dove da qualche settimana è scattato il giro di vite sul “traffico” di pacchetti e pacchettini per Natale, Pasqua, compleanni e così via.Per evitare che il “pensierino” si trasformi nell’incentivo per sbloccare una pratica o ottenere una promozione, ecco servito sulle scrivanie di impiegati e dirigenti il codice di comportamento dei dipendenti pubblici varato, a livello nazionale, a seguito delle disposizioni della legge del 2012 sulla prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Codice che fissa regole rigide per regali, incarichi, comportamenti da tenere in servizio e comunicazioni relative all’adesione ad associazioni.

Stop ai regali. Nelle ultime settimane anche i Comuni e gli enti pubblici della Versilia si sono adeguati alle nuove regole. Il che si tradurrà, tra le varie altre cose, nel divieto, per i dipendenti pubblici, di ricevere regali da cittadini-utenti o farne a colleghi propri superiori. A scanso di equivoci la norma nazionale fissa anche un valore massimo dei regali: 150 euro. Ma i Comuni della Versilia che hanno già adottato propri codici in realtà hanno abbassato la cifra massima: 100 euro è la quota prevista a Massarosa, Stazzema, Seravezza e Forte dei Marmi. Pietrasanta addirittura non ammette doni del valore superiore a 50 euro. E se i regali più costosi proprio non si possono rifiutare chi le riceve dovrà metterli a disposizione dell’amministrazione per la quale lavora che, a suo volta, li darà in beneficenza.

I destinatari. Il codice ha, come obbiettivo, la prevenzione di forme di corruzione e da questo punto di vista è parte integrante del piano anticorruzione che i Comuni sono chiamati ad approvare proprio in questi giorni. Per questo si rivolge soprattutto ai dipendenti dei settori maggiormente a rischio, cioè coloro che svolgono attività tecnico-professionale. Insomma il regalino per ringraziare il funzionale del via libera a una pratica è più facile che arrivi al dipendente dell’ufficio lavori pubblici o edilizia privata che all’impiegato dell’anagrafe.

Le collaborazioni. Ma la questione doni non è l’unica che promette di far discutere. Il codice fissa regole ben precise anche rispetto alla possibilità di accettare incarichi collaborazione, diretti o indiretti, in qualunque modo retribuiti «che abbiano o abbiano avuto nel triennio precedente un interesse economico significativo in decisioni o attività dell’ente». Un esempio? Molto banalmente l’architetto dipendente dell’ufficio edilizia privata non può progettare la palazzina di appartamenti per conto di un privato che, per quel lavoro, chiederà all’ufficio pubblico il permesso di costruire.

Conflitti d’interesse. Per prevenire la corruzione nella pubblica amministrazione il codice obbliga i dipendenti a rendere noti i rapporti (e gli eventuali interessi economici) intrattenuti negli ultimi tre anni con soggetti privati. In particolare dovrà comunicare all’amministrazione se lui o suoi parenti o affini entro il secondo grado abbiano ancora rapporti economici o di collaborazione con privati, in particolare se si tratta di soggetti o enti di cui dovrà occuparsi nello svolgimento del proprio lavoro. Sarebbe inopportuno, per fare un esempio, che un dipendente dell’ufficio demanio lavori ad una pratica di concessione per un’attività dove è impiegata la moglie.

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