Il Tirreno

Versilia

Siamo rimasti attaccati al mondo grazie a una scalinata di legno

di Luca Basile
Siamo rimasti attaccati al mondo grazie a una scalinata di legno

La rabbia della gente di Vitoio: qui si sopravvive con un passaggio d’emergenza sempre più precario per colpa del fango. «Ci hanno lasciati soli per 30 anni, oggi paghiamo il prezzo di tanto disinteresse»

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PIETRASANTA. La scalinata in legno che, dal mozzicone di strada rimasto dopo il tracimare della frana, conduce fino al borgo è pericolosa. Una sorta di fanghiglia appiccicata ai gradoni che nei giorni di pioggia gelida, come ieri, rende tutto ancora più complicato. «Oggi si gestisce un’emergenza che è figlia del disinteresse di chi ci ha amministrato negli ultimi 30 anni. Non è questione di colore politico o di questo o quel sindaco: nessuno ha fatto niente, eppure che la strada del paese fosse a rischio, così come la collina, noi lo diciamo da sempre».

Da una decina di giorni gli abitanti di Vitoio vivono in un mondo a parte: un quotidiano fatto di continue salite e discese, per raggiungere le auto sottostanti, per andare al lavoro, fare la spesa, accompagnare i bambini a scuola e tornare a casa. Quella sorta di scala, realizzata con la dovuta rapidità dalla Protezione civile, è l’esile filo che tiene legato Vitoio, frazione collinare di Pietrasanta, al resto. «Vivo in questo borgo da 38 anni e in tutta sincerità non ho mai visto fare niente, dai politici, per prevenire quello che poi è successo dieci giorni fa. È massacrante, e lo dice una che lavora come istruttrice in una palestra - racconta Marusca Mutti - salire e scendere queste scale, portare su le borse o i sacchi del pellet per il riscaldamento. È difficile anche spiegarlo ai tuoi figli, che arrivano stremati in cima alla scalinata, quello che sta accadendo. Fra l’altro questo passaggio, sarà per la pioggia continua e la terra oramai impregnata di umidità, è sempre meno sicuro. Andarcene dalle nostre case? Non scherziamo, qui siamo cresciuti, qui abbiamo investito i nostri risparmi e qui ci devono mettere nelle condizioni di vivere, realizzando un servizio per il trasporto della spesa e del materiale. E soprattutto cercando di reperire quelle risorse che permettano a Vitoio di non restare, troppo a lungo, isolata».

Nicola Mutti ha vissuto a lungo in Venezuela, prima di tornare nella sua Vitoio. «Ho visto pulire la strada il giorno di S. Stefano. Viene da sorridere, quando invece ci sarebbe da arrabbiarsi. E poi, negli anni, solo disinteresse: quante volte abbiamo sottolineato la pericolosità dei collegamenti, il rischio delle frane, la necessità di garantire una seria manutenzione della collina. A Vitoio ci diamo una mano l’uno con l’altro, c’è molta solidarietà, ma non so quanto riusciremo ad andare avanti in queste condizioni». C'è un altro percorso, quello della cava, che collegherebbe Vitoio con la zona sottostante. «Ma è una strada per modo di dire, pericolosa, che è stata utilizzata dalla Protezione civile per spostare i mezzi dei residenti - circa una quarantina gli abitanti del paese, ndr - in un tratto viario percorribile. Transitarci, a piedi o in altro modo, è molto rischioso. Gli abitanti - spiega Fabio Simonini, consigliere comunale di maggioranza - sono preoccupati e amareggiati: per anni le loro denunce su incuria e pericoli sono state ignorate. Queste persone, sia nell’emergenza che quando partirà la ricostruzione, non dovranno essere abbandonate». Sconforto e rabbia nelle parole di Cinzia Federigi e Nadia Berti. « Ci siamo sentiti presi in giro, in passato. Ma a noi le polemiche non interessano: chiediamo di essere aiutati nella vita quotidiana, con mezzi e servizi dignitosi, perché qui vivono bambini, anziani, persone con problemi di salute ed altre che devono andare a lavorare al mattino presto e tornano a notte inoltrata. Fare avanti e indietro, con borse e zaini, su quella scalinata accidentata, non è proprio possibile. Serve un confronto settimanale con il Comune e, soprattutto, servono le risorse per rendere il nostro quotidiano non così complicato come è oggi. Andarcene? Ma per carità, questa è la nostra casa».

Piergiorgio Bianchina è uno dei medici di guardia che da una decina di giorni si alternano nel presidio fisso di paese - che è poi l’abitazione messa a disposizione da un residente «Persone splendide e dignitose, quelle che vivono a Vitoio. Fanno avanti e indietro lungo un percorso accidentato e si aiutano l’uno con l'altro, pur fra mille difficoltà. Il nostro compito è più di supporto psicologico che pratico: l’idea di avere un medico in paese, li rassicura. E li comprendo benissimo. Anche se non ho idea di quanto resteremo qui, visto che, la nostra presenza costa 650 euro al giorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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