Il Tirreno

Versilia

Vedova si vede negare l’accesso al conto aperto col marito

di Tiziano Baldi Galleni
Vedova si vede negare l’accesso al conto aperto col marito

Giovanna Bertonelli, 70 anni, da un anno lotta contro Poste per riuscire a riappropriarsi dei risparmi di un’intera vita

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QUERCETA. Che la burocrazia italiana non sia delle più celeri è un dato di fatto, con il quale i cittadini fanno i conti spesso. Ma ciò che è capitato a Giovanna Bertonelli, residente nella frazione di Ripa, a Seravezza, è un caso limite.

Dopo quasi un anno che suo marito è deceduto, non è ancora riuscita ad avere accesso al conto corrente, cointestato, di Poste italiane, dove i due pensionati avevano accumulato i risparmi di una vita.

Non sono serviti i documenti inviati alla sede centrale delle Poste di Roma, e tutte le scartoffie firmate nell’ufficio di Querceta davanti alla direzione. Neppure per accedere al 50% di quel denaro, «come mi spetterebbe per legge» ci dice Giovanna, che ha 70 anni e vive della sua pensione. Soldi che aveva messo da parte con il marito: diverse decine di magliaia di euro, versate nel conto e in buoni fruttiferi.

Per lei l’esperienza più drammatica è stata quando si è trovata in difficoltà davanti alle spese sostenute per il funerale del marito, Ivano Binelli. «Non sono riuscita neppure a pagare il trasporto di mio marito – ci spiega Giovanna - Per fortuna che i soldi me li hanno prestati i miei figli».

Tutto è iniziato quando per la prima volta Giovanna si è recata all’ufficio postale di Ripa, dove i due avevano aperto il conto corrente. «Mio marito è scomparso il 22 marzo – racconta – e verso metà aprile sono andata alle Poste e inaspettatamente mi sono sentita dire che non potevo prelevare nemmeno un euro perché non c’era la firma di mio marito». Inizialmente Giovanna Bertonelli aveva avuto anche problemi con una piccola pensione di invalidità che finiva nel conto. «Successivamente ci siamo rivolti alla direttrice di Querceta - continua l’anziana signora - È lì che ci hanno detto di andare per risolvere questo problema».

Due appuntamenti, uno prima dell’estate e uno a settembre 2013, dove tutta la famiglia Binelli si è recata insieme alla madre «per firmare tutti i documenti necessari, compresa successione di morte e altri certificati – ci spiega il figlio Fabrizio - Insomma tutto ciò che ci era stato chiesto». Ma questo non è servito a nulla, così la famiglia si è rivolta ad un avvocato dell’Inac. Oltre a recarsi dai Carabinieri.

«A fine 2013 –racconta Giovanna - diverse volte mi sono andata all’ufficio postale di Querceta dove continuano a dirmi che è tutto a posto e di aspettare. Pensavo che almeno il 50% sarebbe stato sbloccato, invece mi sono trovata a pagare l’assicurazione dell’auto in due volte. Quei soldi li avevamo risparmiati proprio per usarli nella nostra vecchiaia».

E anche il figlio Fabrizio spiega che la situazione è diventata spiacevole sotto diversi profili. «La mamma che chiede i soldi al figlio non è una cosa bellissima; poi ci siamo visti rimbalzare da un ufficio all’altro, con la conseguente perdita di tempo. Probabilmente prenderemo un avvocato privato – spiega Fabrizio Binelli – visto che quello del patronato è stato poco efficace, e adesso abbiamo intenzione di chiedere a Poste italiane anche gli interessi».

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