Sicurezza
Due imprese in meno ogni cinque giorni Il commercio piange
I dati del 2013: 502 nuove aziende ma 627 hanno chiuso Le categorie: la politica lavori per invertire il trend
VIAREGGIO. Sono 6.826 le imprese “attive” in città, dato al novembre dello scorso anno: nel 2012, a crisi già forte, erano 6.954; nel 2009 se ne contavano 7.265. E per 601 che avevano chiuso i battenti nello stesso anno, nel 2013 sono state 627, dato non ancora definitivo. Sono i dati della Camera di commercio, risuonati mercoledì sera nell’aula del consiglio comunale dedicato alla crisi economica in città. «Nel 2013 - ha detto Piero Bertolani, presidente di Confcommercio Viareggio - raccontano che nel 2013, dicembre escluso, sono nate 502 nuove imprese ma bel 627 hanno chiuso. Il saldo negativo è quindi di 125 aziende in 11 mesi». Calcolatrice alla mano fa due ogni 5 giorni, «con una perdita stimata di 600 posti di lavoro solo nel 2013, senza considerare l’indotto». Numeri ai quali - sottolinea Bertolani - va aggiunta «una disoccupazione giovanile salita oltre il 40%».
Il settore in maggiore sofferenza - sono ancora i dati della Camera di commercio a fornire la fotografia della realtà cittadina - è quello che vede il maggior numero di imprese a Viareggio: commercio all’ingrosso e al dettaglio (più le officine di riparazioni auto). Erano 2.063 le imprese nel 2009, sono 1.913 al 2013, con 156 chiusure in un solo anno. Che non è stato il peggiore: perché nel 2012 ci sono state 184 chiusure e l’anno precedente addirittura 200. Calo drastico del numero di aziende anche per il settore “alloggio e ristorazione”: 66 chiusure lo scorso anno, in un trend che negli altri anni si è attestato sopra quota 70. Crollo netto nel settore delle costruzioni che conta oggi 1.931 imprese contro le 2.063 del 2009. Con ben 153 chiusure nel 2013 e 185 nel 2012. «È necessario trovare misure che invertano il trend negativo - è la richiesta di Confcommercio - e chiediamo che la politica ci sostenga e sia pronta a fare la propria parte».
All’attenzione di sindaco, assessori e consiglieri tutti, mercoledì sera sono state presentate le proposte che Confesercenti ha messo a punto. Alcune della quali - ha ricordato Esmeralda Giampaoli, presidente di Confesercenti Versilia - «sono a costo zero». Si parte dalla «revisione dell'articolo 35 della Cosap e del sistema sanzionatorio generale che prevede una sanzione del 50% per ritardi nel pagamento della rata di oltre 30 giorni. Abbiamo registrato casi di aziende, sempre regolari nei pagamenti, che si sono viste sanzionate per migliaia di euro per ritardi dovuti a problemi di liquidità momentanea, alla stretta creditizia o a ritardi da parte delle banche, ma anche a banali errori amministrativi. Non si tratta di omessi pagamenti ma di ritardi». La seconda proposta riguarda «la cancellazione della cauzione infruttifera per l'occupazione di suolo pubblico. Riteniamo incongruo che per tutelarsi da qualche impresa morosa, l'amministrazione consideri tutte le imprese come potenziali "non pagatori"». Al terzo punto, la proposta di «cancellare o ridurre il deposito cauzionale o fidejussione sostitutiva, pari a due annualità del canone, che l'amministrazione chiede a tutti i concessionari della Passeggiata, delle Marine, delle pinete».
Lo scoglio della Tares - ed è stato un coro - è tale da far naufragare qualsiasi attività: «Chiediamo su questo tema - ha detto Giampaoli - l'attivazione di un tavolo di lavoro specifico per affrontare insieme alle categorie modalità per addivenire a una revisione del relativo regolamento. E su queste proposte mettiamo anche una scadenza: entro l'approvazione del bilancio 2014 chiediamo un atto che modifichi il regolamento Cosap, concessioni e tributi e l'attivazione di un tavolo sulla Tares.
Ma - è la “strigliata” del presidente di Confesercenti - «sarebbe bene fossimo tutti sicuri che questa è una città turistica...». Alla quale servono «progetti complessivi e per le singole zone, un serio Piano delle funzioni, un piano di intervento e riqualificazione, e la consapevolezza che gli eventi sono un valore e non un limite».
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