Il Tirreno

Versilia

Strage, Moretti responsabile anche per Rfi e Trenitalia

di Donatella Francesconi
Strage, Moretti responsabile anche per Rfi e Trenitalia

La Procura integra i capi di imputazione a carico dell’ad del Gruppo Ferrovie Che «esercitava i suoi poteri con atti di concreta ingerenza» nelle due società

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VIAREGGIO. Dotato di poteri di gestione e direzionali della società Ferrovie dello Stato italiane Spa «e conseguentemente di poteri apicali di indirizzo e coordinamento delle controllate società Trenitalia e Rfi» in concreto esercita questi poteri «estrinsecandoli in atti di concreta ingerenza nella gestione delle predette società» e affiancandosi «di fatto, nella amministrazione delle società controllate, ai legali rappresentanti delle stesse». La Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala, in apertura di dibattimento nell’udienza di ieri per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, ha presentato una modifica dell’imputazione, così descrivendo il ruolo di Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs. Insieme a lui, per i vertici di Ferrovie sono imputati gli amministratori delegati di Rete ferroviaria italiana (Michele Mario Elia) e Trenitalia (Vincenzo Soprano).

Un aggiornamento - hanno spiegato i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino - e non un fatto nuovo. Che va a meglio definire/precisare la responsabilità di Moretti che fin dall’inizio del proprio mandato (oggi è al terzo rinnovo) ha costruito per se stesso l’immagine di colui che rappresenta le ferrovie italiane nel loro complesso, non solo in Italia, ma anche in Europa dove Moretti ricopre numerosi incarichi di prestigio e peso in ambito ferroviario.

In virtù delle responsabilità conferite dal ruolo di amministratore delegato del Gruppo e dei poteri esercitati - così sostiene l’accusa - nell’amministrazione delle società controllate, allo stesso Moretti viene contestato di non aver «garantito le condizioni tecniche di sicurezza della circolazione dei treni e dell’esercizio ferroviario» come la normativa in materia prescrive. Ma anche di non aver garantito, ancora nella qualità di ad di Ferrovie «e nell’esercizio dei suddetti poteri apicali e gestionali anche nelle controllate», all’effettuazione di una valutazione dei rischi del trasporto ferroviario di merci pericolose». Non adottando - si legge ancora nei capi di imputazione che la Procura ha voluto integrare - «nell’esercizio dell’impresa e dei suoi poteri diretti le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza, la tecnica, erano necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavori e dei terzi. Non vigilando né intervenendo sui rispettivi garanti in Trenitalia e Rfi affinché fossero valutate ed adottate le stesse misure».

Sono le 10,21 quando il giudice Gerardo Boragine (presidente del collegio del quale fanno parte anche i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) dichiara aperto il dibattimento. Il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, con i suoi 32 morti, la distruzione, i lutti, i feriti che ancora portano i segni di quella notte, entra dunque - dopo una prima fatta tutta procedurale - nel vivo. E si aggiorna al 26 febbraio, come previsto per dare le garanzie previste dal codice per l’imputato. In quell’udienza la parola sarà alla Procura che motiverà, carte ed eventuali testimoni alla mano, le motivazioni della propria scelta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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