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Casalesi in Versilia: per 19 udienza preliminare tra un mese
Il giudice dovrà decidere sulle richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura di Napoli Un anno fa otto arresti tra Viareggio e Torre del Lago, compreso l’imprenditore Di Ronza
VIAREGGIO. Udienza preliminare il 14 febbraio prossimo per 18 dei 22 indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, Procura di Napoli, con il coinvolgimento delle Questure di Napoli e Firenze (e dalla Squadra mobile di Lucca). Era la fine del febbraio 2013 quando anche la Versilia fu attraversata dagli arresti di uomini e donne accusati di essere esponenti di spicco e referenti del clan dei Casalesi in Versilia (Viareggio e Torre del Lago). Diciannove gli arresti che hanno portato in carcere altrettante persone, 10 le persone raggiunte da avviso di garanzia, 50 le perquisizioni, numerosi i sequestri patrimoniali di beni, mobili ed immobili, per un valore di circa 30 milioni di euro. Sequestri effettuati per la maggior parte proprio in Toscana.
Sette i versiliesi arrestati: Maria Grazia Lucariello, che gestiva un negozio di latticini al Marco Polo, il marito Salvatore Mundo (detto “o’ mister”), Maurizio Di Puorto, Nicola Garzillo, Franco Galante, Giovanni Sglavo (tutti residenti a Torre del Lago), Guglielmo De Chiara. e con loro anche l’imprenditore edile Stefano Di Ronza, residente a Massa ma conosciutissimo in Versilia dove ha lavorato per anni con la propria impresa. Per Garzillo e Galante, successivamente scarcerati, l’appuntamento con l’udienza preliminare è rinviato ad altra data.
L’operazione della Dda è stata avviata per arrivare alla cattura di Antonio Iovine (detto “o’Ninn”), poi arrestato a San Cipriano D’Averrsa il 17 novembre 2010. Secondo le accuse formulate dai pm Cesare Sirignano, Alessandro Milita e Antonio Ardituro gli arrestati facevano capo ai Casalesi, il clan dei boss Schiavone, Iovine e Russo. L’attività sviluppata in Versilia portava - così l’ipotesi accusatoria formulata dai magistrati campani - denaro fresco nelle casse del clan. Denaro reperito attraverso le estorsioni messe in atto ai danni di imprenditori per lo più originari del casertano. «Tutti partecipavano al sodalizio - si legge nell’ordinanza con la quale il Gip Tullio Morello disponeva gli arresti - che faceva capo alle famiglie Schiavone-Iovine-Russo che controllavano militarmente la provincia casertana nonché la cittadina di Viareggio e zone limitrofe, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per la realizzazione degli scopi». Gli imprenditori presi di mira, scrive ancora il giudice, erano «ulteriormente soggiogati dal maggiore credito, prestigio ed autorevolezza derivanti dalla dimostrazione del predominio, non solo criminale, dell’organizzazione sui territori sottoposti all’influenza degli indagati». Fatti e clima che «consentivano un ulteriore e completo controllo di appalti, assunzioni, contratti pubblici ed altre utilità pubbliche».
Oltre che per cinque dei versiliesi arrestati, l’udienza preliminare di febbraio riguarderà Giuliano Martino, Antonio Cerullo, Michele Pannullo, Massimo Diana, Francesco Martino, Francesco De Chiara, Gianluca De Chiara, Angelina Barbato, Agostino Autiero, Salvatore Laiso, Costantino Russo, Raffaele Lucariello, Marcello Mormile.
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