Sicurezza
Barsanti ko, gli operai: «Quale futuro?»
Presidio davanti al Centro per l’impiego di Massa. Arriva la cassa integrazione per “chiusura azienda”
PIETRASANTA. Naufragio Barsanti Macchine Spa, secondo atto. Ieri mattina i commissari giudiziali del concordato preventivo, i sindacati e i rappresentanti dell’azienda hanno firmato la richiesta di cassa integrazione per “cessazione di attività” che sostituisce la Cig “per crisi aziendale” di cui hanno fin qui beneficiato (dal giugno scorso, a zero ore) i 93 dipendenti. Giancarlo Leorin (Uilm) e Luisa Pietrini (Fiom) hanno chiesto l’intervento presso Fidi Toscana per ottenere l’anticipo delle mensilità della Cig (in attesa dell’erogazione da parte del ministero) e la corresponsione del 70% dello stipendio di maggio (che non è stato pagato perché congelato dall’intervenuto concordato) per garantire liquidità ai dipendenti. Ma non è solo questo. I lavoratori sono in agitazione perché “non ci vedono chiaro”: tanti gli aspetti oscuri della crisi di questa azienda che pareva una delle più dinamiche nel settore della produzione di macchine per la lavorazione del marmo e che è crollata sotto una montagna di debiti mettendo a rischio decine di posti di lavoro. Così i dipendenti della Barsanti si sono ritrovati davanti al Centro per l’impiego di Massa, dove si teneva l’incontro per la Cassa per manifestare tutto il loro scontento.
Barsanti Spa ha aperto la procedura di concordato e, con l’apporto di nuovi soci – tra cui Agostino Melani, ex dirigente di Finmeccanica e le sorelle Barsanti, figlie di Fosco Barsanti – hanno creato due new-co per cercare il rilancio. Sono nate Barsanti Srl e Barsanti Service che stanno proseguendo, sia pure a ritmi ridotti, la produzione. Il piano concordato con i sindacati prevede la riassunzione di 32 lavoratori, che dovranno salire a 38 entro il 2014 e fino a 60 nei prossimi anni. Il piano, però non è ancora decollato e le preoccupazioni salgono. Anche perché, dicono i dipendenti, in fabbrica c’è chi lavora e non si capisce bene in base a quali scelte. Da qui la protesta e la decisione di inviare una lettera aperta ad azienda, sindacati e istituzioni. In cui i lavoratori pongono domande a cui chiedono una risposta scritta.
Vogliono sapere quali sono «le prospettive future per i 93 dipendenti di Barsanti Macchine e quale sarà il percorso per il 2014 in base agli accordi sottoscritti, compresi tempi e modalità della Cig straordinaria». Ma chiedono anche di sapere quali siano stati i criteri adottati dalla Barsanti per richiamare al lavoro alcuni di loro: quanti sono stati i dipendenti richiamati, che orari hanno svolto? E, soprattutto, perché sono stati scelti quelli e non altri? Interrogativo quest’ultimo che diventa più pesante se si tiene conto che dei 32 che dovrebbero tornare in fabbrica, solo uno è iscritto alla Fiom (che conta 25 tesserati in Barsanti: un quarto del totale). E che in azienda sarebbero tornati un numero molto alto di impiegati (23) e, tra gli operai, solo addetti al montaggio. Il sospetto dei lavoratori è che l’azienda abbia affidato a ditte esterne la costruzione dei macchinari e utilizzi il proprio personale solo per il settore commerciale (da qui il notevole numero di impiegati) e per l’assemblaggio dei pezzi realizzati da altri.
«Vogliamo sapere se è vero che nel periodo di Cigs hanno lavorato in azienda soggetti esterni per prestazioni occasionali, e per quali periodi», scrivono i lavoratori nelle lettera aperta. E, ancora, chiedono di conoscere «quali sono state le eventuali assunzioni effettuate dal gennaio 2013»; qual è stato l’esito del concordato preventivo e «se e quando verrà loro corrisposto il 70% dello stipendio di maggio 2013, il rateo della 13ª e del premio ferie, le ferie e i permessi non goduti». Tutte parti della retribuzione non ricevute a causa della crisi dell’azienda.(c.f.)
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