Sicurezza
Confronto pubblico sui fondi in affitto a Palazzo Quartieri
Buratti assicura: «Valuteremo con i cittadini quali attività potranno trovare posto al piano terra dell’edificio»
FORTE DEI MARMI. «C’è un mito persistente duro da sfatare che sta ingannando da anni i fortemarmini: quello che Palazzo Quartieri sia stato donato dai suoi vecchi proprietari, la famiglia Quartieri appunto, alla nostra città per farne la Biblioteca comunale. Argomento questo su cui sono state dette e si continuano a dire delle falsità». Il sindaco fa chiarezza su una storia vecchia quanto il Comune, rievocando fatti di tanti decenni fa, ma anche per far vedere come il vecchio municipio abbia, in fondo, già avuto un utilizzo da parte comunale in appartamenti e fondi.
«Non esiste alcun vincolo di destinazione per Palazzo Quartieri – spiega Buratti – semplicemente perché non è stato donato alcunché. Il Sindaco Achille Franceschi - che fu primo cittadino dal 1916 al 1920 - comprò, infatti, le mura per 45.000 lire dalla famiglia Quartieri, una cifra non esosa anche se enorme per il municipio di allora, semplicemente perché vi era in attività il Grand Hotel Margherita, in realtà una pensioncina che costò però altre 50mila lire alle casse comunali dell’epoca come buonuscita al gestore dell’albergo per liberare il palazzo, che al piana terra aveva anche una cooperativa di consumo. Forte dei Marmi, in quegli anni, era ben lontano da quello di oggi e queste 95mila lire totali furono un investimento ingente che costrinse il nuovo sindaco, Antonio Cecchini che nel frattempo si era insediato - guarda il caso curioso e i corsi e i ricorsi della Storia! - ad ammortizzare la spesa grazie alla realizzazione di ben due appartamenti ai piani superiori e all’affitto dei fondi al pianterreno».
La destinazione a biblioteca civica arriverà solo anni dopo, ma per decisione autonoma del Consiglio comunale che volle una parte del palazzo civico di piazza Marconi fosse destinata, appunto, ad accogliere la biblioteca.
«La questione non è più se la Biblioteca tornerà a Palazzo Quartieri – prosegue Buratti - perché lo farà di sicuro, ma solo se la sala lettura può star bene al primo piano oppure no. Sicuramente potremo invece aprire un nuovo confronto con i cittadini su quale attività potrà essere aperta nei fondi che intendiamo affittare al pianterreno: se sia meglio un negozio, una libreria o invece il nostro Ufficio di informazione turistica». «Voglio però rammentare che Forte dei Marmi occupa una superficie di nove km quadrati e ha già destinato alla cultura spazi pubblici come il Fortino (500 mq circa) e Villa Bertelli (1.200 mq circa) . Questi immobili, ai quali vanno aggiunti la Biblioteca, la Pineta Fleming e i progetti culturali destinati alla scuola hanno costi elevati. Solo per Villa Bertelli, senza contare le spese per gli eventi, spendiamo ben 180mila euro annui, mentre per la cultura nella scuola investiamo annualmente in progetti extra programma 170mila euro. Rammento ancora una volta come il progetto regionale “Investire in cultura” che ci ha consentito di ottenere il contributo di 300.000 euro per il Fortino, ci imponga la presenza di un piano di gestione pluriennale, che dimostri la sostenibilità finanziaria economica e amministrativa della struttura. Quindi un pareggio. Infine - conclude il sindaco - si accusa il Comune di tradire il “Genius loci”, quando, fra quanti hanno messo su questa protesta, c’è chi vive della rendita di fondi e altri che hanno venduto la propria casa situata nel nostro Comune, lucrando somme ingenti, anziché rimanere a Forte dei Marmi, mentre noi cerchiamo di reperire fondi da reinvestire chiaramente nel paese!». (r.f.)
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