La manifestazione
Neri diventa saggista e racconta il suo Pd
Il primo cittadino di Seravezza nelle vesti di politologo spiega i fallimenti della sinistra e come poter ripartire
SERAVEZZA. «La Sinistra? Ha cercato di adeguare le proprie proposte ad un liberismo moderato, così ha perso la propria identità per allinearsi al pensiero dominante». Parte da qui l’analisi sul Partito Democratico e la Sinistra italiana nel nuovo libro del sindaco Ettore Neri.
Incomincia con una lettura che prende spunto delle vicende che hanno scosso il partito del primo cittadino di Seravezza nell’ultimo anno, come punta dell’iceberg di una crisi più profonda che ha luogo – secondo Neri - nei valori morali della comunità.
Il libro “L’Italia, il PD e la Sinistra”, che porta la prefazione di Enrico Rossi, e presidente della Regione, sarà presentato sabato alle 16 alle Scuderie Granducali; interverrà anche Paolo d’Iorio, filosofo e docente alla École Normale Supérieure de Paris.
Sindaco, è la prima volta che scrive un libro?
«Avevo già scritto due raccolte, una a fine anni ’90 e un’altra nel 2003, ma di narrativa. Qui mi sono cimentato per la prima volta con un saggio politico».
Com’è nata questa idea?
«L’impegno di questi anni nell’amministrazione di Seravezza mi ha portato a fare una riflessione. In mente avevo un progetto che poi si è trasformato: volevo fare una pubblicazione sul lavoro svolto dalle amministrazione di centro sinistra locali in prospettiva versiliese. Volevo capire cosa del governo di Seravezza potesse essere utile per un progetto di governo versiliese. Poi quello che avrebbe dovuto essere il cappello è diventato l’intero libro».
Che relazioni ha colto riflettendo sul Pd e la Sinistra?
«Il tema di fondo è stato quello di capire come mai negli ultimi anni il Pd e la Sinistra italiana non sono riusciti a ottenere consenso e quando lo hanno acquisito è stata una delusione. La prima parte del libro ripercorre la nascita del Pd e alcuni limiti interni a questa esperienza».
E quali sarebbero le cause di questa delusione?
«Intanto dei cedimenti culturali e politici che la sinistra aveva rispetto all’ideologia dominante in Italia e nel resto mondo. Ha cercato di adeguarsi alle proposte di un liberismo moderato perdendo i valori, e la sua identità, per allinearsi ad un pensiero dominate. In questo modo è risultata essere poco coerente rispetto a ciò che prometteva, deludendo l’elettore».
Nel libro si parla anche di Renzi.
«La vera forza di Renzi, che sicuramente è un prodotto diverso dalla cultura di sinistra, è stata quella di andare contro coloro che avevano sbagliato, e si è scagliato contro la classe dirigente alla quale l’elettorato non credeva più. Inoltre si chiedeva un politico che avesse capacità di fare auto marketing; Bersani non entusiasmava come Renzi, che invece domina i media. La classe politica non va bene? La faccio fuori e cambio rotta. Tuttavia rimango non renziano: ho valori più forti di sinistra. Spero però che riesca a dare risposta all’Italia: è l’ultima chance».
Ma allora come possono cambiare il Pd e la Sinistra?
« L’Italia deve ripartire tutta insieme come comunità, cominciando a ricostruire i valori solidi di onestà, solidarietà, il rispetto delle leggi, e il senso civico. Sarà un lavoro lungo e profondo e non credo in un messia. Sarà come risollevarsi da un dopoguerra. Per certi versi la politica ha provocato l’aggravamento del paese, ma nelle stesso tempo la politica è lo specchio del paese. Io sostengo “Niente ci sarà dato senza grande fatica e dedizione”».
Quando dice che la politica ha fatto dei danni pensa anche al berlusconismo?
«Purtroppo il berlusconismo non è finito: Berlusconi sì, ma gli effetti provocati da questo fenomeno si perpetueranno ancora per degli anni. Non lo dico per polemica politica, e non voglio neppure attribuire il berlusconismo alla destra. Prima cosa si tratta dell’idea che possa arrivare una persona che ti solleva dagli impegni e risolve i problemi. Seconda cosa sono i danni fatti sull’approccio culturale dei giovani relativamente agli obblighi che ha ogni cittadino a nei confronti degli altri. Bisogna ritrovare la solidarietà e far passare l’idea che insieme ai diritti ci sono i doveri, dei quali ognuno deve farsi carico».
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